Savona, distrutta la lapide che ricordava i morti delle Camicie Nere

Pietà per tutti, ma non per loro, le Camicie Nere. Guai a vinti e guai a ricordarli, seppur limitandosi a citarli in un cippo funereo in compagnia di altri Caduti di guerra. Ci hanno provato a Savona, nel cimitero di Zinola, ma la lapide è stata vandalizzata nottetempo, com’è normale che sia per ogni gesto vile e furtivo. In più c’è anche l’imbarazzo dell’inconsapevole sindaco, Ilaria Caprioglio. È stata lei a svelare la pietra e quindi la prima a subire il rimbalzo del “blasfemo” accostamento. E ora vuole andare fino in fondo alla ricerca dell’autore di quel che lei stessa ha bollato come «raggiro». Un «raggiro» sì, perché nei bozzetti a suo tempo da lei visionati il riferimento alle Camicie Nere non c’era. La citazione, insomma, è abusiva. E poco importa che chi di soppiatto l’ha fatta inserire forse volesse solo a mettere gli uni accanto agli altri i tanti figli di una stessa città morti su opposte barricate. Ma Savona non è Riace e lì la legge è legge, inviolabile anche se c’è di mezzo l’umanità. Tanto è vero che è stata la stessa Caprioglio a chiedere l’immediata rimozione della lapide. Secondo procedura, s’intende. Ma chi sindaco non è ha pensato bene di sveltire la pratica. Dopotutto, con fascisti morti e persino abusivi, non c’è procedura che regga. E perché poi sforzarsi a cercare l’infedele autore del «raggiro» quando basta il colpo di un democratico piccone a lavarne l’offesa? Occasione verrà per scovare chi ha osato spalancare le porte del cuore e della memoria anche a chi, come le Camicie Nere, non ne ha titolo per Costituzione. Nel frattempo, ai tanti delusi dalla lapide distrutta e dall’imbarazzo della sindaca raccomandiamo di regalare un sorriso d’ammirazione all’anonimo savonese, moderno Antigone, che ha sfidato la “legalità antifascista” per avvolgere nel ricordo e nella pietà un mucchio di ossa nere senza più nome e senza più volto.