Sanità, liste d’attesa e costi elevati: 11 milioni di italiani rinunciano alle cure

giovedì 18 ottobre 11:23 - di Luciana Delli Colli

I tempi di attesa nella sanità sono troppo lunghi, per questo più di 11 milioni di italiani rinunciano alle cure o le ritardano. Un fenomeno che si verifica soprattutto al Centro Italia e che interessa in particolare gli anziani sopra i 65 anni. Inoltre, 6,2 milioni di cittadini, per lo più appartenenti alle fasce di reddito basso, hanno rinunciato a una prestazione per motivi economici. A rivelarlo è il VI Rapporto dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità, presentato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il contributo non condizionato di Bristol-Myers Squibb, Janssen e Sanofi.

Il report evidenzia anche come i tempi d’accesso tra pubblico e intramoenia siano davvero distanti: in Campania per una visita oculistica nel pubblico si attendono oltre i 100 giorni, quando nel canale a pagamento la stessa prestazione è erogata entro 5 giorni; per una colonscopia nel Lazio si attendono 175 giorni, mentre in intramoenia soltanto 6 giorni. E non va meglio neanche nelle Regioni considerate particolarmente efficienti: in Lombardia occorrono 98 giorni per un ecodoppler venoso nel pubblico e 4 giorni in intramoenia, mentre in Veneto per una ecocardiografia l’attesa nel pubblico è di 95 giorni, a fronte di appena una settimana richiesta in intramoenia.

Quanto alle liste d’attesa, in ambito oncologico per un intervento per tumore al polmone si attendono circa 13 giorni in Basilicata e Valle d’Aosta, oltre 43 in Veneto e addirittura 61 giorni in Calabria. Per un intervento di tumore al seno i tempi migliori si registrano nella Provincia autonoma di Bolzano (16 giorni), mentre i tempi più lunghi sono in Valle d’Aosta (52). Per il tumore all’utero i tempi d’attesa variano tra gli 11 giorni a Bolzano e i 34 del Lazio. Per le protesi d’anca la variabilità è ancora più marcata: si passa dai 28 giorni della Calabria ai 107 del Veneto. Per l’accesso alle chemioterapie, invece, si registrano tempi piuttosto contenuti in tutte le Regioni, ma con punte significative di attese nel caso dell’Umbria dove si aspettano anche 20 giorni. Nella Provincia autonoma di Trento al contrario si registrano i tempi più bassi 4,5 giorni di attesa. Per un intervento di ernia inguinale i tempi più lunghi si registrano in Valle d’Aosta con 156 giorni d’attesa a fronte dei 31 della Sicilia e della Pa di Bolzano. Per l’accesso alla coronarografia i tempi più lunghi li troviamo in Pa di Bolzano (44 giorni) e Piemonte (39 giorni), a fronte dei 9 giorni in Abruzzo e 10 in Puglia.

Commenti

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  • Giuseppe Tolu 19 ottobre 2018

    @ Laura e Francoilfranco, perfettamente ragione

  • Laura Prosperini 18 ottobre 2018

    questa è la prima conseguenza dei tagli alla Sanità Pubblica
    l’intento è quello di far diventare i pazienti…clienti della sanità privata
    che specula, guadagnando sui nostri dolori, sulle nostre malattie
    e le strutture private, che guadagnano se qualcuno (molti) sta male che faranno, li guariranno i clienti oppure…
    faranno in modo che consumino/comprino medicine tutta la vita???
    Niente più tagli alla vera Sanità, quella Pubblica anzi, acquisto di ulteriori macchine per la diagnostica, magari innovative, rivolte a tutti
    ed aumento del numero di medici, necessari in ogni reparto (via subito numero chiuso per Medicina e per tutte le facoltà correlate quali ad es. Farmacia)

  • Francoilfranco 18 ottobre 2018

    La riforma sanitaria e’ una necessita’ primaria, il cittadino va tutelato e curato.
    Qualcuno poi mi spieghi perche’ gli Italiani devono pagare il ticket e gli immigrati clandestini no.
    Che si indaghi sulle collusioni di un certo direttivo e sulle mazzette da parte di alcune industrie farmaceutiche e di alcune case produttrici di macchinari ad uso medico.
    Che si indaghi sul degrado in cui versano ospedali pubblici, dove spesso buoni samaritano investono privatamente il loro tempo per offrire assistenza medica, ed anche su quanti fancazzisti che approfittano del sistema.
    Si indaghi anche sui medici consenzienti che sono una importante piaga per le aziende e per le casse dello stato, proteggendo i fancazzisti truffaldini che approfittano delle larghe maglie di un sistema assistenzialista dei sindacati(altra grande piaga). Che si inaspriscano e si garantiscano le pene senza se e senza ma.