L’Afghanistan all’inutile voto: ma non servirà a far uscire il Paese dall’incubo

Il fatto che le Nazioni Unite dicano che in Afghanistan si deve votare già dà la misura dell’inutilità di queste consultazioni. Il problema afghano non è di quelli che si risolvono col voto: un Paese che non si è mai piegato, né all’impero inglese, né ai sovietici, né agli americani, che sconosce da sempre le elezioni all’occidentale, preferendo affidarsi alle loya jirga, le assemblee del popolo, non risolverà cero i suoi problemi con una mera spartizione di seggi tra i partiti, quasi sempre finanziati dall’estero. L’Afghanistan è di fatto un Paese occupato militarmente, i cui occupanti ne controllano peraltro una minima parte; la maggior parte è controllata dai talebani afghani, che certo rappresentano la popolazione meglio dei marines, e finché non ci si metterà d’accordo con loro non si potrà far decollare il Paese. All’indomani dell’elezione di Donald Trump i talebani scrissero una lettera al neopresidente invitanolo a riconsiderare l’impegno militare americano in Afghanistan, ma la cosa non ebbe seguito, anzi gli Usa rafforzarono la loro presenza. Da anni in Afghanistan c’è quasi una strage al giorno, e la campagna elettorale si preannuncia ancora più sanguinosa delle precedenti.  Il nuovo messaggio dei talebani a 48 ore dalle elezioni parlamentari è quanto mai minaccioso. Il movimento fondato dal mullah Omar ripete l’invito agli afghani a boicottare il voto, considerato un “pericoloso complotto straniero per prolungare l’occupazione” e “camuffare l’invasione militare”. Le elezioni “non hanno nulla di islamico o afghano”, dicono i talebani nel loro “messaggio speciale” rivolto a leader religiosi e tribali del Paese. Il cosiddetto Emirato islamico dell’Afghanistan chiede che “predicatori e responsabili della preghiera nelle moschee, leader tribali, elder e figure influenti nelle città e nelle aree rurali siano inflessibili davanti a questo complotto degli invasori”. Il messaggio diffuso sul sito web del gruppo invita a “impedire tutte le attività” del processo elettorale “all’ombra dell’occupazione”. La palla ora passa a Trump, che, almeno per quanto riguarda l’Afghanistan, finora non ha dimostrato di saper gestire efficacemente la politica estera. Di seguito i numeri-chiave del voto per il rinnovo della camera bassa del Parlamento di Kabul. Wolesi Jirga: nella camera bassa del Parlamento siedono 250 deputati (uno dei 250 seggi è riservato ai Sikh) eletti con mandato quinquennale; gli elettori sono poco di più 8,8 milioni (oltre 3 milioni sono donne), secondo i dati della Commissione elettorale indipendente; i candidati sono oltre 2.500 e circa il 16% sono donne; i seggi sono più di 5.000 in 33 delle 34 province (a Ghazni il voto è stato rinviato); per la sicurezza, il governo di Kabul ha annunciato che saranno dispiegate 54mila unità delle forze afghane, tra soldati e poliziotti; a conferma che queste elezioni, fatte in questo modo, non serviranno a nulla, i risultati provvisori dovrebbero essere annunciati a metà novembre, per quelli definitivi bisognerà attendere un altro mese.