Roma, oltre i rom, altri migranti: esplode la rabbia dei residenti a Salone

12 Ott 2018 11:48 - di Lorenza Mariani

Non bastavano i roghi tossici, l’escalation criminale e la pericolosità h24 in voga per quelle strade: adesso, nella zona rossa della capitale che vanta l’ormai celeberrimo campo rom di via di Salone – il più grande d’Europa, quello, per intenderci, dove risiedevano Mario Seferovic e Maikon Halilovic, i due nomadi che a maggio dello scorso anno stuprarono due ragazzine in un boschetto del Collatino – arriveranno anche una venticinquina di migranti, in procinto di essere trasferiti in un albergo adattato in centro d’accoglienza che si trova a breve distanza dal famigerato accampamento di nomadi. E la rabbia dei residenti, all’esasperazione già da molto, sale vertiginosamente…

Salone, vicino al campo rom apre un centro per altri 25 migranti in arrivo

Nel mirino della rivolta degli abitanti di quella periferia abbandonata al suo destino nel quadrante est della città eterna un vecchio albergo dismesso, simbolo della moria di turisti e del degrado che attanaglia nella sua morsa, quasi irreversibilmente, attività ed esistenze sfortunate: è lì, in quella struttura  inattiva da anni per carenza di turisti, che dovrebbero essere alloggiati i migranti chiamati a far tornare in vita – e siamo certi che lo faranno – la struttura in disuso della vecchia villetta. Immediata è scattata la reazione dei residenti del quartiere: una reazione di allarme e di rabbia al tempo stesso, sentimenti – come riporta in un ampio e dettagliato servizio in esclusiva pubblicato da il Giornale sul suo sito online – affidati da abitanti e comitati di quartiere ad una lettera indirizzata al prefetto in cui, alla denuncia del già precario stato di degrado e di pericolosità in cui versa quel quadrante della capitale, si aggiunge anche una disperata richiesta di rassicurazioni. Già, perché se, nonostante tutto, c’è ancora qualcuno che pensa che quel trasferimento possibile di migranti alla fine non ci sarà, la stragrande maggioranza delle famiglie delle zone è convinta che l’operazione sia in già in atto – almeno sul piano burocratico – e che manchi poco alla sua traduzione nei fatti.

I residenti tra rabbia e paura: serve l’esercito e mandano altri migranti

«È una decisione scellerata – attacca Paolo Di Giovine, presidente dell’Associazione IV municipio Case Rosse e riferisce in esclusiva il Giornale – perché non lontano da qui c’è già un campo nomadi dove illegalità e danni ambientali sono all’ordine del giorno, ci mancava solo il centro di accoglienza». E ancora. «Avevamo chiesto alle istituzioni di inviare l’esercito per monitorare il campo – denuncia polemico Franco Pirina, presidente del Caop Ponte di Nona – e, invece, ci mandano i migranti». Eppure nella zona si sa bene quanto l’aria sia diventata irrespirabile, e non solo per i roghi tossici innescati dal campo nomadi di via Salone: ultimamente, infatti, la situazione sempre peggiorare atti di violenza  e microcriminalità incontrollati sono ormai all’ordine del giorno; la paura regna sovrana e addirittura, in prossimità delle stazioni di Salone e di Tor Sapienza  dove il treno regionale – che funge da metropolitana all’aperto – ferma regolarmente, pendolari e residenti hanno imparato a stringere i denti e a farsi il segno della croce, limitandosi a cambiare vagone pur di non entrare in contatto ravvicinato con extracomunitari e rom a bordo. Eppure, a fronte di tutto ciò, invece dell’esercito – lamenta a mezza bocca più di qualcuno – spediscono altri migranti e profughi: e la voce di una prossima (imminente?) apertura del centro di accoglienza prende corpo ad ogni ora che passa…

 

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