Restauro e nuova attribuzione per la “Madonna con il Bambino” di Santa Maria del Popolo

 

Vita nuova per la splendida e famosissima Madonna con il Bambino conservata nella Chiesa di Santa Maria del Popolo nel cuore della Capitale. Il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, ha presentato il restauro e la nuova attribuzione dell’icona (a Filippo Rusuti), una delle più antiche, preziose e venerate, che rimarrà visibile nella Sala della Biblioteca del Museo di Castel Sant’Angelo fino al 18 novembre in una mostra curata da Simonetta Antellini e da Alessandro Tomei (il catalogo è edito da Silvana edizioni). Poi tornerà nella chiesa di piazza del Popolo. L’esposizione è realizzata in collaborazione con la Direzione centrale per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto del ministero dell’Interno, che è proprietaria dell’opera, e con la Soprintendenza speciale di Roma diretta dall’architetto Francesco Prosperetti, che ha curato il restauro.

Madonna con il Bambino, nuova attribuzione

Nel corso dell’ultimo restauro (condotto dalle restauratrici Fiammetta Jahier e Cristina Caldi del Consorzio Aureo mentre Claudio Falcucci ha contotto le indagini scientifiche) sono venute alla luce parti di una firma che si è potuta attribuire a Filippo Rusuti, uno dei maggiori  rappresentanti, insieme a Pietro Cavallini e Jacopo Torritidella pittura romana di fine del Duecento, che firmò il monumentale mosaico che ancora orna la fascia superiore della facciata della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Un’attribuzione importante, che consentirà agli studiosi di “aggiornare” il percorso artistico di Rusuti che, stando ai documenti dei primi decenni del Trecento, proseguì la sua carriera insieme al figlio Giovanni in Francia al servizio del re Filippo il Bello. La Madonna con il Bambino, tradizionalmente attribuita all’evangelista Luca, e per questo nota come Madonna di San Luca, è una delle immagini più venerate della storia della città di Roma, come attesta la fama di “immagine miracolosa”. La tavola mostra un’immagine di derivazione bizantina (la Vergine è ritratta di fronte, tiene in braccio il Bambino rigidamente eretto, completamente vestito e benedicente), arricchita di un  pathos nuovo che richiama intimità e affettuosità familiare: la Madre infatti volge il capo verso il Figlio, indirizzandogli uno sguardo pieno di tenerezza. Il Figlio poggia la mano sinistra su quella della Madre. L’opera, insomma, si discosta dall’astrazione delle figure, tipica dell’iconografia dell’epoca, e resistuisce nella gestualità e nei colori un’immagine di profonda intimità.