Quant’è Fico il M5S in Europa: «Noi alleati della Le Pen? Mai e poi mai»

Ieri Moscovici, oggi Juncker e, a seguire, Tajani, Timmermans e perfino Weber, il capogruppo del Ppe, lo stesso partito che Luigi Di Maio ha piazzato nella sua personalissima black liste al primo posto tra quelli che dovranno scomparire all’indomani delle prossime elezioni europee. Non c’è che dire: un’agenda fitta d’impegni quella del presidente della Camera Roberto Fico, in giro tra i palazzi della Casta di Bruxelles a mostrare il “lato b” dei Cinquestelle, quello presentabile, quello che non esulta, non insulta e non assalta. In Europa, però, nessuno fa niente per niente. E se Fico ambisce al ruolo di “piacione” della Ue, un simbolico dazio deve pagarlo anche lui. Quale? Dare ad intendere, ad esempio, che quella in corso tra M5S e Lega è solo una sveltina e non un’alleanza. Per Di Maio sarebbe un costo esoso, per Fico è un invito a nozze. Lui Salvini lo detesta esattamente come lo detestano Moscovici e Juncker. Sarà un caso, ma è proprio dopo l’incontro con il frizzante presidente della Commissione che il numero uno di Montecitorio ha scandito che «mai il M5S siederà a Strasburgo nello stesso gruppo di Marine Le Pen». Un tempismo eccezionale, visto che solo ieri la leader della destra francese era a Roma da Salvini. A dar retta ai soliti bene informati, della sua missione europea Fico avrebbe concordato tutto, gaffes comprese, con Di Maio. E forse è così, tanto è vero che la sua sortita anti-Le Pen è stata immediatamente avallata dal vicepremier. Ma c’è anche chi non esclude un interesse del Colle ad utilizzarlo in veste di messaggero per fornire all’Europa quelle rassicurazioni che né TriaConte riescono a dare. E nel ruolo Fico è perfetto: fa parte della maggioranza, ma morde il freno quanto basta per segnalare una certa sofferenza nei confronti del governo. Infine, è il presidente della Camera, scranno che fu già di Irene Pivetti e Gianfranco Fini. Ricordate? Entrambi si trasformarono in oppositori istituzionale dei governi che li videro in carica, guarda caso il primo e l’ultimo a guida Berlusconi. Come andò a finire è storia risaputa. E questo spiega l’olimpica indifferenza di Salvini  pur di fronte a cotanto Fico.