Ponte Morandi, scampato al disastro per 5 secondi chiede i danni per lo choc

Chiede i danni per lo choc, per i danni psichiatrici patiti nel crollo del Ponte Morandi dal quale è miracolosamente scampato. Diego Macrì, il tatuatore torinese che lo scorso 14 agosto ha attraversato il viadotto Polcevera con la famiglia proprio pochi istanti prima che crollasse trascinando con sé 43 vite umane, ha sporto una querela «nei confronti di tutti i responsabili» del crollo del ponte Morandi perché, «con il proprio comportamento gravemente imperito e negligente», hanno «determinato il disastro».

Macrì si è rivolto all’avvocato torinese Andrea Panero il quale ha depositato in Procura, a Genova, per conto del suo cliente una richiesta di danni «nei confronti di tutti i responsabili» del crollo.
Macrì, appassionato di kitesurf, era in viaggio per imbarcarsi dal porto di Genova per la Sardegna per le vacanze estive, quando il ponte dietro di lui è precipitato: «È stato un trauma da cui lui e i suoi familiari non si sono ancora ripresi – spiega il legale – Durante le vacanze sono stati male e gli incubi continuano ancora oggi. Esiste un danno diretto della lesione – aggiunge l’avvocato torinese Andrea Panero – ed esiste anche un danno psichiatrico. I miei assistiti non sono rimasti feriti, ma lo choc è stato tale che per loro la vita non è più la stessa».

Per tutti, oramai, Diego Macrì è uno dei miracolati del Ponte Morandi. E la dimostrazione, vivente, che il destino può cambiare in un attimo. Sarebbe bastato che fosse andato appena più piano su quel ponte, che avesse appena rallentato mentre guidava pensando alla sua vacanza in Sardegna. Una manciata di secondi. Cinque, esattamente, secondo i calcoli. «Il viadotto che trema, noi in coda, io che accelero, riesco ad andare via- ha raccontato Macrì – il viadotto su cui ero appena passato, un attimo dopo non c’era più. Se fossi arrivato cinque secondi dopo, non sarei più qui. Sarei lì, con la mia famiglia, dentro quel vuoto».

Al Tg3 il 45enne Diego Macrì ha raccontato così quei momenti quando il Ponte Morandi si è sfaldato sotto le ruote degli automobilisti che lo stavano percorrendo: «Mi sono accorto del crollo quando ho imboccato il curvone per Livorno. E’ stato lì che ho visto quella scena straziante, apocalittica – ricorda il tatuatore torinese – Credo di essere stato uno degli ultimi a passare, non so se dietro di me c’era ancora qualcuno. Mia moglie ricorda il camion Basko, lo avevamo appena sorpassato…».

Al ritorno dalle vacanze in Sardegna, Diego Macrì è ripassato, con la sua famiglia, di nuovo per Genova per tornare su a Torino dove lavora e vive: «Volevo mettere dei fiori – ha raccontato – Abbiamo visto le macerie, pensare che potevamo essere là sotto. E’ stato altrettanto traumatico…».