Pena di morte: nei paesi arabi record di esecuzioni. Ma si parla solo degli Usa

Nella giornata mondiale contro la pena di morte i dati parlano chiaro: La maggior parte delle 993 esecuzioni nel mondo ha avuto luogo in Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan. L’ultima vicenda, quella della sposa bambina impiccata per aver ucciso il marito stupratore, non ha avuto proteste da parte degli Onu. La stessa organizzazione che è allarmata dall’Italia e dal pericolo xenofobia, non si preoccupa della strage quotidiana che si registra nelle prigioni del mondo.

Strage senza fine, ma l’Onu è preoccupata dell’Italia

Tutto questo senza contare le  migliaia di esecuzioni avvenute in Cina, dove le informazioni sull’uso della pena di morte restano un segreto di stato. Amnesty ha documentato condizioni detentive agghiaccianti in molti Paesi del mondo mettendo nel mirino soprattutto Giappone e Stati Uniti, le uniche nazioni che hanno un tasso di democrazia tale da consentire critiche e inchieste accurate.

Pena di morte: Amnesty cita Giappone e Usa

Amnesty denuncia che negli Usa, in Giappone, Pakistan e Vietnam i prigionieri sono detenuti in isolamento e possono passare anche tutta la giornata nelle proprie celle senza il permesso di uscire. Per il sovraffollamento, in Malawi i prigionieri dormono a turno sul fianco, uno accanto all’altro, con la testa dell’uno dal lato dei piedi dell’altro, per mancanza di spazio. La carenza di cibo è tale in Indonesia che le guardie spesso chiedono tangenti per consentire ai familiari di integrare le diete dei loro parenti. La mancanza di assistenza medica è particolarmente grave in Bielorussia e qui, come anche in Giappone, Nigeria e Zimbabwe, i detenuti sono spesso tenuti in gabbia, confinati in stanze buie e tenuti vicino alla forca dove possono sentire quando i loro compagni di cella sono messi a morte.

Pena di morte: lo strabismo della comunità di Sant’Egidio

Dei Paesi arabi è più prudente non parlarne, come conferma la scarsa intraprendenza della Comunità di Sant’Egidio. L’organizzazione cattolica terzomondista, il cui presidente Andrea Riccardi è stato ministro del governo Monti, partecipa alla Giornata mondiale contro la pena capitale promuovendo visite nei bracci della morte negli Stati Uniti, in Indonesia e in diversi paesi africani. Di Cina e Paesi arabi meglio non parlare.