Pace fiscale, il premier alla Corte dei Conti: «Non è un condono, studiatela»

Nel governo dove a parlare sono soprattutto i due vicepremier, al molto teorico premier che dovrebbe presiederlo, dirigerlo ed indirizzarlo resta solo il ruolo del minimizzatore delle parole altrui. È quello che fa Giuseppe Conte nei suoi rari e perciò preziosi momenti di esposizione. E, così, se la Corte dei Conti mette in guardia da condoni e sanatorie, lui si arma di santa pazienza e rintuzza a modo suo, cioè con garbo e misura: «Posso capire che ci possa essere un allarme – premette -, ma siccome nessuno ha ancora visto come abbiamo scritto quelle che chiamano le sanatorie fiscali l’allarme in questo momento è ingiustificato».

Sulla riforma della Fornero: «Serve a riparare un’ingiustizia»

Non l’avevano letta, la manovra, neppure gli eletti Cinquestelle. Eppure festeggiarono sotto Palazzo Chigi. Ma torniamo alla pace fiscale, sbertucciata dai magistrati contabili: «Funziona così – spiega Conte -: noi presentiamo la regolamentazione della pace fiscale, la si legge, la si studia e poi interloquite con noi, non abbiamo mai detto che il nostro segnale è fare un condono così da domani ormai nessuno paga le tasse, non è assolutamente questo, è una riforma organica». Come a dire: «Prima di parlare dell’allarme e dei rischi che può generare la pace fiscale, attendete di leggere come la andiamo a strutturare». Capitolo pensioni: se Salvini nell’annunciare lo smantellamento «pezzo per pezzo» della legge Fornero sembra più propenso a colpire chi l’ha fatta che a cambiare le norme che essa contiene, Conte affronta l’argomento con minore trasporto personale: «La riforma della Fornero – spiega il premier – non è solo la più amata nei sondaggi, ma è quella che risponde all’esigenza di riparare ad un’ingiustizia che quella legge ha creato di punto in bianco nella vita lavorativa di tanta gente. Intervenire adesso significa realizzare un impegno scritto nel contratto di governo».

Il premier Conte difende quota 2,4

Infine, deficit a quota 2,4 per tornare a crescere. «Potevamo anche cedere a seguire una linea già scritta – prosegue Conte -, ma con questi decimali di crescita di Pil andavamo in fase recessiva. L’Italia ha bisogno di crescere, ha delle potenzialità economiche incredibili. Quindi, o si cambia linea e si fa una manovra che asseconda la crescita o – conclude il premier – si lascia andare il Paese come fanalino di coda d’Europa».