“Non lavoro perché nera”, dopo lo sdegno, i dubbi: qualcosa non quadra. Ecco perché

«Non lavoro perché nera», dopo la solidarietà digitale e lo sdegno mediatico, la denuncia di Judith Romanello comincia a sollevare qualche perplessità, almeno ne il Giornale che, analizzato un nuovo audio della ragazza e messi in fila dati, riscontri e dubbi, dedica alla vicenda un dettagliato servizio in esclusiva. Un’inchiesta per provare ad approfondire. Se necessario anche a fare luce su quei coni d’ombra che rischiano di offuscare la denuncia e l’intera vicenda della ventenne nata ad Haiti ma cresciuta in Veneto e adottata da una famiglia di Spinea, che solo qualche giorno fa su Facebook ha denunciato di essere stata respinta a un colloquio di lavoro con un ristoratore in quanto di colore. «Ah ma sei nera? Non voglio persone di colore perché ai miei clienti potrebbe far schifo che tu tocchi i loro piatti e non va tanto neanche a me», dichiara online sul web la giovane che, nel suo sfogo-denuncia, aggiunge pure di esserci rimasta basita, anzi di più: «di merda»…

Non lavoro perché nera: la denuncia di Judith e l’approfondimento del Giornale

Tra i tanti che hanno accolto, rilanciato e commentato tra sdegno e sgomento quanto rivelato via social dalla ragazza, il Giornale non ci vede chiaro e seguendo la scia di un dubbio che, evidentemente, col passare delle ore e con l’aggrovigliarsi delle parole della ragazza, diventa sospetto, adombra la possibilità che qualcosa non torni nel racconto di Judith. E a testimonianza delle perplessità, allega l’audio che la giovane fornisce al giornalista che ha approfondito la questione per conto della testata. Del resto, neanche a dirlo, dopo il video postato nel pomeriggio del 4 ottobre scorso sul proprio profilo Facebook da Judith, sul web si è scatenato l’inferno: e tra chi urlava allo scandalo, chi profetizzava inquietanti scenari di odio e di razzismo, e chi invocava la gogna mediatica per il perfido ristoratore rimasto ignoto, persino il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro si era sentito di scendere in campo in difesa della ragazza ghettizzata e boicottata, arrivando a definire «l’episodio assurdo, discriminatorio» e scusandosi a nome dell’intera città. Una situazione esplosiva, i cui echi polemici continuano a deflagrare a distanza di giorni, su cui il Giornale ha voluto scavare.

Eppure qualcosa non torna: perplessità dopo un audio della ragazza…

Del resto, come scrive il quotidiano diretto da Sallusti, «una denuncia del genere rimbalza come una pallottola impazzita e così abbiamo deciso di contattare la ragazza. La cerchiamo su Facebook, le chiediamo cosa è accaduto e ci scambiamo i numeri di telefono. Lei ci chiede se può mandarci dei vocali, noi acconsentiamo», ma alla fine, tra scambi e confronti, il giornalista che vuole approfondire e delineare più nitidi contorni della vicenda, va sul sito del presunto annuncio, cerca il ristoratore, un numero, ma come scrive l’articolo in esclusiva sul pur rigoroso sito di Subito.it «c’è un solo annuncio per Venezia città con una richiesta dove compare il numero di cellulare. Ma in questo caos, abbiamo anche un ristorante di cui non sappiamo il nome. La ragazza, infatti, non ricorda nemmeno il nome del ristoratore con cui si è incontrata. E in più ha un iPhone che cancella le chiamate meno recenti. (Noi in memoria abbiamo ancora quelle del 26 settembre scorso e lei dice di aver chiamato lunedì 1 ottobre)». Insomma, più passano le ore, più la vicenda appare nebulosa e rivela molti punti oscuri da chiarire: ci si riuscirà?