Nel M5S serpeggia la rivolta anti-scontrino. Un eletto: «Basta chiederci soldi»

Al momento viaggia sotto traccia, ma nel M5S qualcuno ha già pensato di ribattezzarla come “la rivolta dello scontrino”. Al momento si tratta solo di mugugni, ma sempre meno repressi per farsi persino rumorosi una volta entrate in vigore le nuove regole per le rendicontazioni degli stipendi dei Cinquestelle. Al punto da indurre alcuni parlamentari a chiedere ai vertici del gruppo, con il placet di molti colleghi, una “rateizzazione” degli importi che gli eletti sono periodicamente chiamati a restituire alle casse del MoVimento.

I parlamentari del M5S voglio la rateizzazione

E come se non bastasse, a rinfocolare i malumori ci sarebbe anche la richiesta di 2mila euro a testa da versare per l’organizzazione della festa di Italia 5 Stelle: una cifra giudicata però troppo gravosa da non pochi deputati e senatori. Facendo due conti sulla scorta dei nuovi parametri in uso al M5S e pubblicati sul Blog delle Stelle lo scorso 28 giugno – per il trimestre marzo-giugno -, i parlamentari del M5S hanno dovuto versare un importo forfettario pari a 6.500 euro da destinare al fondo del microcredito e 950 euro come contributo all’Associazione Rousseau, per il mantenimento delle piattaforme tecnologiche 5 Stelle. A luglio, invece, sono state applicate le modalità di rendicontazione indicate nel nuovo regolamento, che prevede: un importo minimo mensile di 2mila euro; un “contributo Rousseau” di 300 euro più altri 1000 per l’organizzazione e la partecipazione ad eventi ufficiali del Movimento 5 Stelle. «Versare questi soldi, tutti in una volta, ciclicamente, è un impegno troppo oneroso», si è sfogato un parlamentare grillino che non ha voluto rivelare la propria identità all’Adnkrons. «Per questo – ha aggiunto – abbiamo chiesto una sorta di diluizione delle restituzioni”.

Nel mirino i costi di Italia 5 Stelle: «Troppi 2mila € a testa»

Ma a tenere banco nelle ultime settimane è anche la kermesse Italia 5 Stelle in programma al Circo Massimo il 20 e 21 ottobre. Quest’anno la raccolta fondi è partita in ritardo rispetto alle precedenti edizioni e per far fronte alle spese sarebbe stato chiesto agli eletti uno sforzo di 2mila euro a testa. Una richiesta che ha fatto storcere la bocca a tanti. «Io – spiega un deputato polemico con la scelta dei vertici – ho versato solo mille euro. Di più mi sembrava eccessivo. Quei soldi preferisco spenderli per progetti sul territorio e non per una festa…».