Milano, i giudici impongono due “mammi” a una bambina nata con l’utero in affitto

“Two mammi is better than one”: se fosse una pubblicità, la sintesi sarebbe questa. Nella realtà, invece, una bambina nata con l’utero in affitto all’estero (pratica vietata in Italia) si ritrova con una famiglia in cui due uomini gay svolgeranno le veci di una mamma che l’ha partorita e poi lasciata ad altri, per effetto della decisione dei giudici. Accade a Milano, dove il Tribunale civile di Milano ha ordinato con un decreto all’Ufficiale di Stato civile del Comune di rettificare l’atto di nascita della bambina, nata negli Stati Uniti con la fecondazione assistita e la maternità surrogata, e di indicare entrambi i padri, due uomini italiani entrambi residenti a Milano, come genitori, e non solo quello biologico. Secondo un articolo della Stampa, la decisione del Tribunale nascerebbe “dalla necessità di riconoscere alla minore due genitori dello stesso sesso, principio che non viola alcun principio fondamentale, anzi è superiore interesse della minore» garantirle i diritti alla bigenitorialità”. Dove per “bi” si intende lo stesso sesso, senza alcun problema etico e giuridico sul modo in cui la bambina sia stata messa al mondo.

Non è la prima sentenza di questo tipo, in Italia. Decisioni simili sono state prese anche di altri tribunali italiani. “A settembre – spiega il quotidiano torinese – invece il Comune di Milano si era rifiutato di scrivere nell’atto di nascita della bambina entrambi i nomi dei genitori, riportandone solo uno, quello del padre biologico. Da Palazzo Marino avevano spiegato che per trascrivere entrambi i nomi si doveva attendere la decisione della Corte di Cassazione – in arrivo a metà novembre – sul caso di altri due padri, questa volta di Trento, che si erano visti riconoscere la paternità dei figli dallo stato dell’Ontario, dove erano nati, ma una volta in Italia il procuratore di Trento, il Ministero dell’Interno e il sindaco avevano impugnato la sentenza della Corte d’Appello che riconosceva l’efficacia in Italia della sentenza canadese”. Poi la decisione, senza neanche aspettare la Cassazione…