Mezzogiorno di fuoco a Palazzo Chigi: il governo balla, la Ue tifa per la crisi

«Ovviamente oggi c’è un cdm, chiariremo questione del condono e della pace fiscale, daremo due copie a Salvini così non si sbaglia, anche perché la smettesse con questa storia della panna montata, non la buttasse in caciara…», attacca Luigi Di Maio nel piazzale antistante Palazzo Chigi. A due ore dalla resa dei conti.

A ora di pranzo si va al duello sul condono, con l’ombra di una possibile crisi e una lunga preparazione mattutina già svolta: arrotini in azione per affilare le lame in vista del Consiglio dei ministri decisivo per le future sorti del governo, interviste perfide, dichiarazioni di guerra filtrate dai giornali, annunci di chiarimenti non certi ma solo possibili. In mezzo, lui, il premier Conte, costretto a fare da paciere e perfino a prendersi una parte delle responsabilità per quel decreto sul condono penale dei reati di evasione fiscale all’estero di cui, da giorni, i grillini accusano una “manina” leghista. Sarà un Mezzogiorno di fuoco, tra Salvini e Di Maio, anche se in realtà si inizierà alle 13 in punto, a Palazzo Chigi, con un carico di veleni da smaltire, il fiato sul collo della Ue, il pressing dello spread, la mannaia di Moodys fresca di utilizzo.

Ma Salvini ci sarà? Il decreto verrà riscritto? Di Maio parlerà al leader leghista che annuncia di essersi “offeso”? Le seconde linee del Carroccio provano a smorzare i toni: «Luigi Di Maio ha fatto alcune dichiarazioni pubbliche un po’ forti e il Premier Conte ha ritenuto giusto convocare il consiglio dei ministri per chiarire la situazione e credo abbia fatto bene. Noi della Lega vogliamo governare il più a lungo possibile e quando ci sono momenti di poca chiarezza come questo è giusto confrontarsi per evitare che i problemi rimangano irrisolti», ha detto in mattinata il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio: «Manine non ce ne sono, quello che è uscito è quello che è stato concordato. Non si può dire il contrario perché non è corretto nei confronti dei colleghi che siedono al tavolo di governo». Ma Salvini? Davvero è disposto ad aprire una crisi di governo, che tanto auspica l’Europa “dei mercati”? «Io continuo a sperare di lavorare per l’Italia nei prossimi 5 anni – dice in una intervista – . Ho conosciuto Di Maio come persona corretta e coerente, lui era seduto di fianco a me quando il decreto è stato approvato. Io non ho parlato. Ora, che cosa dovremmo fare? Lo dicano loro. A meno che non siano altri che vogliono far cadere il governo. Noi, a partire dall’Europa, abbiamo tutti contro. Se vogliamo dare questa soddisfazione…».

Poi, prima dell’inizio, arriva una apparente schiarita. «Per quanto mi riguarda l’importante è risolvere il problema politico in questo momento, poi accerteremo tutte le cose». Cambierete tutto il decreto fiscale? «No, no. Per me la pace fiscale era nel contratto di governo, l’unica cosa che non era nel contratto era questa cosa del comma 9 dell’articolo 9 e la questione dell’estero».