Manovra, il disegno del governo si barcamena tra certezze e incognite

Riceviamo da Enea Franza e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Se andiamo un po’ ad analizzare le previsioni governative di crescita del PIL (1,5% nel 2019, 1,6% nel 2020 e 1,4% nel 2021)  vediamo che esse scontano l’ incremento della domanda interna ed una ripresa delle esportazioni, previsione quest’ultima, peraltro, in controtendenza con quanto si è visto nel 2018. Dire che si tratta di aspettative azzardate, appare, a chi scrive, per lo meno fuorviante. In realtà i conti possono quadrare solo nella misura in cui, in effetti, si assista ad un effettivo aumento del potere di acquisto delle famiglie ed ad uno sblocco dei grandi investimenti pubblici. Quanto alle esportazioni, invece, nulla fa effettivamente pensare ad una inversione di tendenza ed un incremento delle quote di vendita per il made in Italy a scapito degli altri diretti competitor sui mercati internazionali. 

In effetti, l’aumento del prezzo del petrolio, l’andamento negativo del commercio internazionale, il rialzo del tasso di cambio ponderato dell’euro non giocano a nostro favore. Allora è più che desumibile una riduzione del nostro export. 

D’altra parte, adesso che la manovra di finanza comincia a prendere forma ed a delinearsi, accanto al deficit di bilancio e al conseguente aumento del costo del debito, si palesano iniziative quali quelle della pace fiscale che, nel breve periodo, avranno certamente un duplice effetto: assicurare entrate immediate e certe per lo Stato e liberare risorse dei privati. Sul punto è facile previsione pensare che il denaro tolto al fisco sarà destinato dalle imprese all’attività economica e dalle famiglie ai consumi. 

In particolare, dalle famiglie il Governo attuale si aspetta molto in termini di aumento della spesa anche perché, in effetti, esse appaiono le vere beneficiarie della manovra. L’auspicio è che dalle assunzioni di “giovani” nella pubblica amministrazione e nelle società ad essa riferibili – impiego che dovrebbe far seguito al pensionamento degli “anziani” – e dal reddito di cittadinanza attribuito a chi ne abbisogna, scaturisca il boom della domanda interna. Cosi viste le cose, pur  dato per scontato il fatto che non tutto il reddito disponibile venga poi effettivamente speso (diciamo che se ne risparmi la metà), il maggior consumo in beni e servizi si potrebbe ben riversare in maggiori ordinativi alle imprese. 

Ma tale costruzione pone di per sé almeno due perplessità che ci incarichiamo di esporre. La prima: entro quando avverrà l’incremento della domanda di beni e consumi alle imprese?  In primavera, in estate o gli effetti si avranno molto probabilmente ad autunno ben oltre il rientro dalle ferie estive. Se supponiamo che lo stimolo al consumo sia successivo alle eventuali assunzioni (o alle riscossioni del reddito di cittadinanza) è lecito pensare che prima del prossimo settembre tutto rimanga inevitabilmente uguale ad oggi. Dunque, nessuno stimolo  al mercato, tranne ipotizzare che,  in considerazione di future possibili assunzioni, si cominci già da subito a spendere denaro, cosa in effetti molto fantasiosa. 

C’è poi un’altra considerazione. Un incremento del reddito disponibile aumenta anche la domanda di beni d’importazione e, ciò è stato già paventato nei giorni scorsi, nella assurda pretesa che i beneficiari del reddito di cittadinanza acquistassero solo beni nazionali. Tra le tante critiche che tale richiesta ha sollevato, c’è anche la constatazione che, in una economia oramai globale, non è tanto facile assicurare un prodotto italiano in tutti i suoi componenti. Basti pensare al costo dell’energia; maggiore produzione vuol dire maggior consumo di petrolio. Che dire, poi, delle macchine utensili o automobilistiche, che necessitano per tanta parte di  componenti prodotti all’estero, in quanto, l’Italia ha abbandonato tutta una serie di produzioni. 

Altra questione è lo sblocco dei lavori infrastrutturali. Qui,  se si lavora seriamente,  le prospettive di sviluppo e di crescita sono infinite e l’impatto sulla domanda interna è immediato. Ma l’incognita – come più volte evidenziato anche su queste pagine – resta la questione di quello che i giuristi chiamano anche i “poteri interdettivi” della P.A. e che più semplicemente possiamo chiamare i poteri delle Procure della Repubblica e dei TAR. 

Per il momento non è dato vedere una svolta sul punto. Dunque, in definitiva, è assai più facile prevedere una crescita più moderata, più alti tassi di interesse e più lenta creazione di posti di lavoro. Insomma, il quadro più probabile è si di crescita, ma bene che vada su livelli assai inferiori di quelli stimati.