Macerata, Traini si scusa in aula: «Non sono razzista, volevo solo giustizia per Pamela»

Luca Traini ha chiesto scusa: «Non sono razzista, mi sono pentito». Il “vendicatore” della povera Pamela Mastroprietro, l’autore della sparatoria del 3 febbraio scorso a Macerata, accusato di tentata strage per il raid seguito alla mattanza della studentessa romana, ha preso la parola per una dichiarazione spontanea durante il processo con rito abbreviato (a porte chiuse) in Corte d’Assise.

Traini: chiedo scusa volevo giustizia

«Scusate ho sbagliato, in carcere ho capito che il colore della pelle non c’entra», ha detto Traini leggendo 5 fogli prima della requisitoria del pm, «volevo solo giustizia per Pamela e ringrazio comunque le forze dell’ordine per quello che fanno per Macerata», ha aggiunto il 29enne di Macerata. In un precedente interrogatorio, Traini aveva negato di essere stato mosso da odio razziale. Lo scorso 3 febbraio, per sua esplicita ammissione,  avea aperto il fuoco a casaccio contro diversi immigrati che camminavano per le vie di Macerata, ritendendoli in qualche modo legati alla morte della Mastropietro, ferendo sette persone. In aula, in attesa della sentenza prevista per oggi, ci sono quattro delle sue vittime sedute in fondo all’aula. Tredici le parti civili ammesse. Dopo le dichiarazioni di Traini, la requisitoria del procuratore capo Giovanni Giorgio, seguiranno gli interventi delle parti civili. Visto il numero di persone chiamate a testimoniare la sentenza potrebbe anche slittare. Il pentimento di Traini,  almeno per ora, non sembra avere convinto la pubblica accusa che che chiesto dodici anni di carcere per i reati di strage aggravata dall’odio razziale e porto abusivo d’arma. Partendo da una pena di 22 anni, la Procura arriva alla richiesta di 12 anni tenendo conto delle attenuanti generiche per l’imputato e della riduzione di un terzo della condanna per il rito abbreviato.