Lgbt, c’è tendenza a fare coming out sul lavoro. Ma c’è chi dice no

In Italia i numeri sono bassi. In alcuni Paesi l’asticella va verso l’alto. Nel complesso, l’80% dei lavoratori dichiara di essere pronto a rivelare il proprio orientamento sessuale al lavoro, se l’opportunità si presenta. Una tendenza che è in crescita anche se solo la metà dei dipendenti Lgbt l’ha già fatto. Un dato influenzato dal fatto che molti credono che fare coming out sul lavoro potrebbe mettere a rischio la carriera. Questi dati emergono dalla nuova indagine di The Boston Consulting Group, che ha coinvolto oltre 4.000 partecipanti di 60 nazionalità in dodici paesi (tra cui Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Messico, Stati Uniti e Brasile). Tra le evidenze del report emerge come le donne facciano coming out meno degli uomini (il 14% contro il 20%), così come i bisessuali rispetto agli omosessuali (il 25% contro il 28%). L’ambizione professionale prende, dunque, la priorità rispetto alla condivisione dell’orientamento sessuale e questo sentimento è più evidente in situazioni particolari. Il 46% dei dipendenti Lgbt intervistati ha, infatti, ha dichiarato di mentire direttamente o per omissione ai propri dirigenti sul tema dell’orientamento sessuale durante conversazioni informali. Allo stesso modo, il 13% ha dichiarato di dare priorità alla propria ambizione professionale, accettando

anche di lavorare (con riluttanza) su progetti in paesi in cui l’omosessualità è…

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