L’estradizione di Cesare Battisti non sarà facile, così la sinistra lo ha blindato

Dopo averlo protetto per anni, la sinistra è riuscita a “blindare” molto bene Cesare Battisti, il terrorista del gruppo Proletari Armati per il Comunismo condannato in contumacia all’ergastolo in Italia, per quattro omicidi compiuti alla metà degli anni settanta. E, dunque, non sarà per nulla facile per il neo-presidente brasiliano Jair Bolsonaro mantenere le promesse che aveva fatto all’Italia in campagna elettorale di riconsegnare Cesare Battisti mettendo riparo a quell’orrendo crimine di cui si è macchiato il suo predecessore, Luiz Inacio Lula da Silva, oggi in carcere per una condanna a 12 anni per corruzione, che negò il permesso per l’estradizione alla fine del suo mandato, il 31 dicembre 2010.

L’estradizione di Cesare Battisti, promessa dal presidente brasiliano eletto Jair Bolsonaro, insomma, sarà tutt’altro che una passeggiata facile da realizzare e rappresenta un complicato rompicapo giuridico, al centro del quale vi è la domanda se è possibile, per un nuovo presidente, annullare la decisione del suo predecessore Luiz Inacio Lula da Silva, che negò il permesso per l’estradizione alla fine del suo mandato.

L’ex-terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo Cesare Battisti, si era inizialmente rifugiato in Francia, ma dal 2004 si trova in Brasile dove ha avuto un figlio. E questo può complicare ulteriormente la sua estradizione.

Arrestato nel paese sudamericano nel 2007, Cesare Battisti è rimasto nel carcere brasiliano di Papuda, a Brasilia, fino al giugno 2011.
Nel 2009 l’Stf, il Tribunale Supremo Federale aveva autorizzato la sua estradizione in Italia, ma la decisione fu bloccata dal pronunciamento di Lula.
Dopo che l’Stf, ha respinto un ricorso dell’Italia, Battisti è stato scarcerato nel giugno 2011, ottenendo in agosto il permesso di residenza permanente.
L’attuale presidente brasiliano Michel Temer, che si è insediato dopo l’impeachment dell’allora presidente Dilma Rousseff, erede politica di Lula, aveva manifestato l’anno scorso l’intenzione di estradare Battisti in Italia.
In questo quadro, il 4 ottobre 2017 Battisti fu fermato alla frontiera con la Bolivia con una somma di denaro superiore al consentito.
Accusato di voler fuggire dal Brasile, è stato privato del passaporto ed ha l’obbligo di residenza nello Stato di San Paolo.

Un anno fa, il 13 ottobre 2017 una sentenza del giudice Luiz Fux dell’Stf ha stabilito che la magistratura non può revocare quanto deciso da Lula, a meno di una pronuncia della Prima Sezione dell’Stf.
Ma, da allora, la Prima sezione non è stata investita del caso.
Nel frattempo il Procuratore generale brasiliano della Repubblica, Raquel Dodge, ha argomentato che la decisione di estradare Cesare Battisti non può che essere politica. E, quindi, del  neo-presidente brasiliano Jair Bolsonaro.
L’Stf, ha detto, si è già pronunciato per l’estradizione, ma questa decisione è stata bloccata da una decisione politica di Lula.
Si tratta dunque di una questione che pertiene all’autorità del Presidente della Repubblica.
La difesa di Cesare Battisti sostiene, tuttavia, che è impossibile revocare la decisione di Lula, anche perché tale revoca, dopo tanto tempo, creerebbe una situazione di incertezza giuridica.
Ma il governo italiano non demorde.
«Non vedo l’ora di incontrare il neo-presidente Bolsonaro. – dice il ministro italiano dell’Interno, Matteo Salvini – Sarò lieto di recarmi personalmente in Brasile anche per andare a prendere il terrorista rosso Cesare Battisti e portarlo nelle patrie galere».
Gli fa eco il ministro italiano della Giustizia, Alfonso Bonafede: «Cesare Battisti deve tornare in Italia! – scrive in un post su Faceboock il ministro della Giustizia che ricorda i contatti, avviati da mesi con il Brasile, «tenendosi pronti a un evento che avrebbe potuto cambiare le cose, come la vittoria di Jair Bolsonaro alle elezioni presidenziali».
«Seguiamo la situazione con la massima attenzione – avverte Bonafede – Lo dobbiamo alle famiglie delle vittime di Battisti, lo dobbiamo anche al Paese». E rievoca i reati «di cui Cesare Battisti si è macchiato» e per i quali «le autorità italiane hanno chiesto l’estradizione»: «omicidio premeditato dell’agente di custodia Antonio Santoro (Udine, 6 giugno 1978); omicidio di Pierluigi Torregiani (Milano, 16 febbraio 1979); omicidio premeditato di Lino Sabbadin (Mestre, 16 febbraio 1979); omicidio premeditato dell’agente di polizia Andrea Campagna (Milano, 19 aprile 1979)».