La follia della Sagrada Familia “abusiva”. E la sindaca di Barcellona chiede 36 milioni

Un maxi-condono per la Sagrada Familia, costruita senza i permessi edilizi necessari. Viene da ridere ma è tutto vero. Il capolavoro di Gaudì, una delle più straordinarie opere d’arte del mondo, quasi impossibile da visitare al primo di viaggio di piacere a  Barcellona per le file chilometriche che si snodano all’ingresso, è abusiva. Come i campi nomadi delle periferie metropolitane, come il terrazzino di un Cetto La Qalunque.

Maxi condono per la Sagrada Familia

Così può succedere che, per sanare una follia burocratica, la sindaca progressista di Barcellona Ada Colau, quella per intenderci che ride ai funerali delle vittime dell’attentato alla Rambla, e l’ente responsabile della costruzione della basilica si siano accordati, c’è chi parla di “intesa storica”, per il pagamento di un sanzione di 36 milioni al Comune catalano per la regolarizzazione retroattiva del progetto. I costruttori della monumentale chiesa mai terminata non avevano mai ottenuto la licenza a partire dall’inizio dei lavori 133 anni fa. La somma verrà dilazionata in 10 anni, e servirà – spiega con soddisfazione la sindaca – a migliorare i servizi nell’area circostante alla basilica (22 milioni di euro verranno stanziati per il trasporto pubblico). Nell’Europa dello spread, delle lobby bancarie, delle zucchine e delle quote latte una delle meraviglie del mondo (quasi 5 milioni di visitari l’anno) è classificata come edificio abusivo e, a rigore di logica, rischierebbe la demolizione. La sanatoria dell’opera dell’estro creativo e insondabile di Gaudì renderà possibile – si legge nelle carte – «l’avvio del piano urbanistico speciale della basilica, un requisito indispensabile per ottenere la licenza edilizia».

Altro che accordo storico, la verità è che il Comune catalano non ha mai concesso la licenza edilizia a Gaudì. L’architetto, che nel 1881 ereditò da Francisco de Paula del Villar un progetto per edificare una “piccola basilica” nel borgo di Sant Martí, presentò una richiesta di modifica al progetto approvato, ma non ebbe riposta. I lavori della Sagrada Familia iniziarono lo stesso e continuarono fino alla morte di Gaudiì nel 1926. Dall’accordo resta esclusa la questione della scalinata d’accesso alla facciata della Gloria del Tempio, prevista nel progetto di Gaudì che si affaccerebbe sul calle Maiorca: se fosse realizzata, richiederebbe l’espropriazione di un intero isolato di condomini residenziali. Dall’Italia arriva la provazione di Antonio Socci, che dal suo blog incalza: la Barcellona della sindaca Colau non merita il capolavoro cattolico di Gaudì, che si smonti pezzo per pezzo, come è già avvenuto per la costruzione della diga di Assuan, e si ricostruisca in Italia. «Per la Sagrada Familia ci vorrebbe meno tempo e meno soldi. Gli sponsor privati si troverebbero…».