«Irresponsabile fregarsene dello spread». Boccia sferza il governo

Sarà stata l’esigenza di fugare i residui dubbi circa sue presunte simpatie con la Lega o, forse, la necessità di non essere accusato di fare il pesce in barile nei confronti di un governo poco incline a confrontarsi con chiunque non sia “popolo”, fatto sta che toni così appassionati e persino veementi il patròn di Confindustria, Vincenzo Boccia, non li aveva mai usati prima d’ora. Al punto da trasformare il suo intervento al convegno Digitale per crescere, in corso alla Luiss di Roma, in un vero e proprio j’accuse nei confronti del governo giallo-verde. Del resto, una reazione da parte di chi mercato vive una reazione era da attendersela, alla luce del nervosismo sui mercati e delle paurose oscillazioni dello spread.

Manovra economica sotto accusa

E proprio dalla parolina inglese più ascoltata dagli italiani Boccia è partito per la sua intemerata: «Non si può governare il Paese dicendo che dello spread non te ne frega nulla». L’esordio è tutto un programma. Boccia e gli imprenditori mettono al bando ogni accortezza diplomatica nel confronto a distanza con Palazzo Chigi: «Siamo molto arrabbiati anche se io mi mostro molto calmo, e uso la forza del pensiero e non quella dei toni», tiene a dire quasi disegnando con le parole la distanza che lo separa dai toni normalmente utilizzati dai rappresentanti di governo, Salvini e Di Maio su tutti, nel confronto con le istituzioni europee.

Boccia: «Imprenditori arrabbiatissimi»

Ma il problema non sono i toni bensì i contenuti. Agli industriali la manovra economica sfornata dal governo M5S-Lega non piace neanche un po’. Il finanziamento in deficit della spesa corrente, già bocciato dalla Commissione Ue, rischia di far impennare lo spread, danneggiare le banche e rendere più salato il credito alle imprese. È per questo che Boccia ha sentito il bisogno di avvertire che «non si può governare senza sostenibilità economica» e che «con il cambiamento in Italia si può anche peggiorare». Il presidente di Confindustria non crede alla volontà del governo di ricucire con la Ue: «È un po’ paradossale – conclude – perché  dice che è pronto al dialogo ma poi non modifica niente».