Il terrorismo islamico in Africa e le distrazioni dell’Occidente in un libro di Cochi

Riceviamo da Berto Silva e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

I morti provocati dal terrorismo di matrice islamica in Africa sono aumentati vertiginosamente negli ultimi anni, un incremento che secondo il giornalista Marco Cochi non è un caso ma, al contrario, avrebbe un’origine ben precisa che spiega nella sua ultima pubblicazione curata da Castelvecchi Editore con prefazione dell’antropologa Anna Maria Cossiga: Tutto cominciò a Nairobi. Come Al Queda è diventata la più importante rete jihadista dell’Africa.

È un lavoro attento, meticoloso, che, con scientifica analisi dei fatti, ricostruisce come si è evoluta la minaccia del terrorismo di matrice islamica nel continente africano, oltre a tratteggiare un’evoluzione del radicalismo islamico del nord-est della Nigeria, territorio del gruppo estremista cosiddetto Boko Haram – fondato nel 2002 da Ustaz Mohammed Yusuf nonché potente formazione jihadista che per oltre un decennio ha sparso sangue appunto in Nigeria e nei paesi adiacenti. Marco Cochi parte da un aneddoto accaduto in Africa orientale nel 1998, anno in cui si registra l’abbattimento di due ambasciate statunitensi a Nairobi e a Dar es-Salaam con numeri da brividi, circa 4000 feriti e 213 morti. Un doppio attacco che secondo l’autore riecheggia come una sorta di non ritorno con i tragici fatti dell’11 settembre e le rivendicazioni di guerra di Osama Bin Laden contro gli Stati Uniti d’America.

Molte le corde toccate dallo scrittore, tra cui anche l’ambito calcistico, sport che gli estremisti somali di al-Shabaab hanno bandito nei tre distretti di Mogadiscio e nelle zone della Somalia centro-meridionale sotto il loro controllo, dove nel corso dei mondiali in Sudafrica e Brasile hanno compiuto sanguinosi attacchi nei luoghi dove i tifosi inermi assistevano alle partite. Sopra le righe la riflessione dell’autore – ricercatore che da anni si occupa di questioni legate al continente africano e al Medioriente e collaboratore di numerose testate di geopolitica – sulla scarsa attenzione che i media occidentali dedicano al fenomeno jihadista in Africa. Quell’informazione mainstream che non tiene conto del fatto che l’Africa per estensione è il terzo continente del mondo ed è paradossale che i media occidentali non si occupino di eventi che riguardano focolai e insorgenze jihadiste che imperversano in certe aree del continente africano. In particolare quella serie di attentati contro gli obiettivi occidentali in Africa, che negli ultimi cinque anni sono triplicati e aumentanti esponenzialmente.

Tutto cominciò a Nairobi. Come Al Queda è diventata la più importante rete jihadista dell’Africa è di estrema attualità non solo per la grande capacità con cui scandaglia le dinamiche del terrorismo jihadista ma anche perché s’inserisce in un contesto generale che vede una sudditanza dell’Africa, continente vasto, complesso e in continua evoluzione, nei confronti di quell’Unione europea guidata dai burocrati. Una dominazione culturale, economica e sociale di cui anche la Cina sembra ormai pronta a mettere le mani come dimostrano i 60 miliardi di dollari per nuovi investimenti scaricati dal gigante asiatico sul continente africano.