I giovani italiani sono “drogati” di pornografia: fino a 7 ore al giorno a guardare sesso

Sempre più giovani sono schiavi dei siti web a luci rosse e della pornografia. L’indagine su duemila studenti sarà presentata nell’ambito del Progetto ”Marroni solidali” il 20 ottobre, nel corso di un convegno ”I giovani e i disagi della sessualità”, presieduto dal professore di Endocrinologia dell’università di Padova Carlo Foresta e dallo psicoterapeuta dottor Luca Flesia, della Fondazione Foresta Onlus.

Nell’occasione, sarà presentato lo studio realizzato su circa duemila studenti di una trentina di scuole superiori, principalmente venete, ma anche e di altre regioni d’Italia, uno studio finalizzato ad esplorare le caratteristiche della sessualità giovanile, dai cui risultati la salute sessuale dei giovani appare fortemente a rischio. Stando alla ricerca, il 4% dei giovani dichiara una tendenza ad un incremento della ricerca materiale pornografico in internet per tenere alto il livello di stimolazione sessuale. «Questo è fortemente indicativo del profilo sex addiction, che è una patologia comportamentale vera e propria che andrebbe individuata precocemente e curata – spiega il professor Foresta – Sono persone che rimangono anche più di sette ore collegate davanti ai siti porno, che si masturbano anche più volte al giorno e continuano a cercare nuove immagini, incapaci di limitare questo bisogno compulsivo».

Peraltro, i dati nazionali evidenziano un aumento nelle diagnosi di infezioni sessualmente trasmesse tra i giovani. I giovani del campione analizzato evidenziano un elevato utilizzo di pornografia e di sostanze stupefacenti. Entrambi comportamenti che risultano associate ad una maggior probabilità di disfunzioni sessuali. In particolare, fattori di rischio per le disfunzioni sessuali nei giovani maschi sono: l’obesità, il fumo, l’assunzione di droghe e l’uso frequente di pornografia. In termini probabilistici il 59,8% dei diciottenni maschi e femmine che lamentano disfunzioni sessuali fa uso di sostanze stupefacenti. Se tra i non utilizzatori di pornografia la percentuale di disfunzioni sessuali è del 10%, essa sale al 25% tra chi ne fa utilizzo più di una volta a settimana. Dai risultati emerge inoltre che non vi è una particolare attenzione alla protezione dalle malattie sessualmente trasmesse: il 52% degli intervistati dichiara di avere rapporti sessuali non protetti e solo pochi hanno dichiarato di aver effettuato dei test per l’Hiv.

«Dai questionari emerge la caratterizzazione di una sottopopolazione particolarmente a rischio – conclude Foresta – composta da coloro che dichiarano di aver avuto partner multipli nell’ultimo anno: questi giovani hanno con più probabilità rapporti sessuali non protetti, dichiarano di aver avuto infezioni sessualmente trasmesse e di fare maggior uso di sostanze stupefacenti e di pornografia. Tutte variabili che a loro volta sono associate a maggior probabilità di disfunzioni sessuali».