Governo accerchiato, anche Bankitalia a gamba tesa: «Danni gravi dallo spread»

Dopo il Fmi, la Bce, la Ue, le agenzie di rating, la manovra di accerchiamento del governo prosegue con la scesa in campo di Bankitalia, che ovviamente lancia l’allarme spread: «Le conseguenze di un prolungato, ampio rialzo dei rendimenti sui titoli di stato possono essere gravi», dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo alla Giornata mondiale del risparmio. L’incremento dei rendimenti sui titoli di stato, spiega, “deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie e può determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica”.

Visco sottolinea che “il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico. Qualora non venisse riassorbito, l’incremento fin qui registrato provocherebbe, già dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti percentuali del prodotto (oltre 5 miliardi). L’aggravio salirebbe a mezzo punto nel 2020 e a 0,7 punti nel 2021. Ciò accrescerebbe l’avanzo primario necessario anche solo a stabilizzare il rapporto tra il debito pubblico e il Pil”. «Direttamente o indirettamente il rischio sovrano ricade sulle famiglie italiane – rimarca ancora – Non solo esse detengono titoli pubblici per un valore nominale di quasi 100 miliardi, ma all’attivo degli intermediari a cui esse affidano i loro risparmi vi sono titoli pubblici per circa 850 mld».

CONTI PUBBLICI – «Il debito pubblico dell’Italia è sostenibile ma deve essere chiara la determinazione a mantenerlo tale, ponendo il rapporto tra debito e prodotto su un sentiero credibile di riduzione duratura. Vanno dissipate le incertezze sulla partecipazione convinta dell’Italia all’Ue e alla moneta unica – sottolinea il governatore – incertezze che alimentano la volatilità sui mercati. Da queste condizioni dipendono la difesa del risparmio delle famiglie e la capacità di sostenere la crescita della nostra economia».

MANOVRA – Per Visco “le differenze di opinioni non devono tradursi in un conflitto istituzionale” ma, anzi, “le conseguenze finanziarie di un temporaneo aumento del disavanzo pubblico possono essere attutite se la definizione e la gestione del necessario percorso di rientro si svolge in un clima di confronto aperto e costruttivo, nell’ambito delle procedure previste”. Inoltre, spiega ancora, “un clima di fiducia reciproca è indispensabile affinché possa riprendere ed essere condotto a termine il processo di riforma della governance economica europea. In questo terzo millennio i problemi e le sfide hanno assunto dimensioni globali; è illusorio pensare di poterli affrontare negli stretti confini degli stati nazionali. Per questo – avverte – il futuro dell’Italia non può prescindere da quello dell’Europa tutta”.