Giorgetti, non cambiamo la manovra per Moody’s: le famiglie sono al sicuro

Al di là di contrasti e sospetti, manine istituzionali e voci di corridoio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, tira dritto senza tradire incertezze o dubbi, e sulla manovra al centro del giallo di Porta a Porta dichiara: «Non è che possiamo cambiare solo perché Moody’s ha fatto quella valutazione. La manovra è impostata. Adesso vedremo nei documenti che verranno presentati in Parlamento come è strutturata nei dettagli».

Giorgetti: la manovra non mette a rischio risparmiatori, semmai le banche

Non solo: a detta del sottosegretario leghista riguardo allo spread che s’impenna a orologeria, non sono comunque le famiglie e i singoli risparmiatori a rischiare, semmai «il sistema creditizio che ha già delle sue criticità». Dunque,m stando alle parole di Giorgetti, quella a cui stiamo assistendo è una situazione dimetralmente opposta e contraria a quella verificatasi con il governo Renzi e il caso del decreto salvabanche; tanto è vero che, in un’intervista rilasciata al Messaggero e rilanciata dal sito del Tgcom24, lo stesso sottosegretario leghista spiega e argomenta che «l’aumento dello spread, la quantità di debito pubblico che hanno e le nuove regole dell’Unione, mettono in tensione il sistema e possono generare la necessità di ricapitalizzare alcuni istituti che già di per sé hanno delle fragilità patrimoniali. Non possiamo far finta di niente  conclude Giorgetti nell’intervista che chiarisce punti oscuri e rumors che nelle ultime ore hanno alimentato criticità e sospetti – ed ignorare questi problemi».

Nel merito del rapporto deficit/Pil

Non solo: a dimostrazione della sostenibilità della sua teoria, Giorgetti entra nel merito del controverso rapporto deficit/Pil tanto che, sempre dalle colonne del Tgcom 24, si apprende come e perché «il 2,4% è un tetto massimo per tutte le misure in essa contenute, ma non è detto che questo accada perché potrebbero esserci delle difficoltà anche operative. Noi ce la metteremo tutta per fare le cose e farle bene, ma il ministro dell’Economia ha la possibilità di monitorare e verificare l’andamento dei conti pubblici come è stato già fatto in passato. A mio giudizio il ministro dell’Economia deve avere anche la possibilità di calibrare i flussi di uscita e, come ha detto il ministro Savona, fare il punto trimestralmente o anche in tempi più ristretti». Insomma, gli incaricati al governo sono persone «responsabili», ha quindi concluso Giorgetti assicurando che le cose (provvedimenti, cambiamenti in corsa e approvazioni definitiva) saranno tutte cose che l’esecutivo affronterà e licenzierà «responsabilmente», perché, come ha emblematicamente chiosato liquidato la questione una volta per tutte il sottosegretario del Carroccio, «non possiamo tenere sempre il piede sull’acceleratore. Se vediamo una curva dovremmo frenare e scalare di marcia e poi accelerare». Più chiaro di così…