Gad Lerner senza pietà (e senza vergogna): il suo tweet su Desirée infiamma il web

Cè chi gli dà del «miserabile»; chi lo invita al «silenzio» e chi lo esorta a «vergognarsi»; poi, più pacatamente, c’è anche chi prova a giustificarne l’uscita non proprio felice affidata a un cinguettio che si innesta su un terreno già abbondantemente divorato da sciacalli e avvoltoi. Comunque la si giri e la si guardi; quantunque la vicenda si presti a una lettura che non può escludere del tutto i chiaroscuri, fatto sta che, la morte e gli abusi sulla povera Desirée Mariottini continua a far discutere: se poi a gettare alcol sul fuoco ci si mettono pure i commenti equivoci postati sui social da illustri giornalisti e scrittori come Gad Lerner, allora la miscela esplosiva esplode, e rischia di far deflagrare tutti i suoi devastanti e irrispettosi effetti ancora a lungo…

Gad Lerner e quel tweet su Desirée che suscita polemica e infiamma il web

Il giornalista, con un’asciuttezza al limite della freddezza, tra toni da cronista e anamnesi dei fatti dal piglio chirurgico, seziona la notizia e la commenta, postando: «Dopo #PamelaMastropietro guardiamo attoniti la vita e la morte di #DesireeMariottini: dipendente da eroina, figlia di spacciatore italiano e madre quindicenne, vittima di pusher immigrati. Vicende tragiche che dovrebbero suggerirci qualcosa di più e di diverso dall’odio razziale», dando spazio prioritario a quel «dipendente da eroina, figlia di spacciatore italiano e madre quindicenne» e relegando quasi all’angolino quello che è invece il fulcro nevralgico della questione: «Vittima di pusher immigrati». Poi, l’immancabile richiamo al politically correct affidato ad un invito a riflettere su «qualcosa di più e di diverso dall’odio razziale». Impossibile dissentire da chi, tra i tanti, tantissimi follower “provocati” dal tweet, ha letto tra le righe di quella cronistoria delle breve vita familiare di Desirée un’implicita sentenza di condanna indirizzata alla vittima prima ancora che a chi dovrebbe essere indirizzata: i suoi carnefici (il cui fermo, per inciso, è stato appena convalidato dal gip), con buona pace di chi ancora sostiene che il problema che affligge le nostre città sia l’odio razziale, mentre insofferenza e indignazione sono semmai i sintomi e gli effetti collaterali di un male che la dissennata politica della gestione dei flussi portata avanti per anni e da almeno tre governi di centrosinistra consecutivi ha contribuito a endemizzare.

Altro che odio razziale: non è un problema, ma un suo sintomo…

Una vicenda, quella dello scempio mortale compiuto dai pusher africani sulla 16enne di Cisterna di Latina, che anche grazie a tweet come quello di Lerner, come di altri, non accenna a far spegnere i riflettori puntati su vittima e carnefici, e che negli ultimi giorni ha registrato diverse anomalie, eticamente e moralmente parlando, non solo sui social. E allora, è accaduto per esempio, appena mercoledì scorso, che gli antagonisti dei centri sociali e le femministe potessero scatenarsi contro il ministro dell’Interno in visita a San Lorenzo per portare una rosa sul luogo dell’omicidio di Desirée: un frangente vergognoso in cui si dato spazio a urla e insulti in difesa di spacciatori e violenti che presidiano il quartiere e occupano abusivamente stabili abbandonati al degrado e trasformati in centrali di spaccio e criminalità d’importazione straniera. Solo poco fa – e non stupisce – è arrivata poi la replica risentita dei residenti che hanno fatto sapere, e a chiare lettere, di non voler vedere i centri sociali al funerale della ragazzina. E tutto mentre sul web si dibatte sulla spinosa questione odio sì, odio no, contro gli immigrati violenti e sulle responsabilità delle istituzioni assenti in quelle che sono diventate ormai delle zone franche in mano a clandestini pericolosi. Web in queste ore impegnato a replicare al tweet di Gad Lerner, che sta facendo davvero parecchio discutere. E nel delirio, la madre di Desirée prova a difendere sua figlia: «Era cambiata, non si drogava»: ma il suo estremo tentativo di difendere la vittima, passa quasi inosservato…