Fs, Toninelli e Castelli, così non va: i treni pendolari vanno sempre peggio

Sono passati poco più di due mesi da quando il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha rinnovato i vertici delle Fs, ma le cose ancora non vanno. Le intenzioni del governo Lega-M5S erano buone, ossia chiudere con il passato e far funzionare treni in Italia, con particolare riguardo alle esigenze dei pendolari e alla sicurezza. Per questo il 30 luglio scorso l’assemblea di Ferrovie dello Stato Italiane spa nominò  Gianluigi Vittorio Castelli presidente della società e Gianfranco Battisti quale amministratore delegato. Eppure i treni proprio non si riesce a farli arrivare in orario. Neanche sulle tratte brevi, regionali, dove i cinque o dieci minuti possono significare per un impiegato, una commessa, un operaio, pesanti detrazioni sulla busta paga e, per uno studente, un ritardo alle lezioni o a un esame. Per tutti gli altri, semplicemente una brutta figura. Per i turisti, poi, presenti in sempre maggior numero nel nostro Paese e soprattutto nella capitale, un pessimo biglietto da visita.

La colossale menzogna della puntualità dei treni

Ma perché non si riesce a far arrivare un treno, anche su una tratta breve, in orario? È colpa della programmazione, degli orari, del personale o del diavolo che ci mette sempre la coda? Quella che dovrebbe essere l’eccezione – il ritardo – è diventata la regola, e quello che dovrebbe essere la normalità, almeno in tutti i Paesi europei, ossia il rispetto dell’orario, è visto come una sorprendente novità dall’utenza. Non c’è praticamente treno, nell’arco della giornata, che non abbia i suoi buoni 5-10 minuti di ritardo sul previsto. Poi, cosa che accade solo in Italia, se il treno porta 5 o meno minuti di ritardo, non lo si considera. Cosa questa inspiegabile e indegna di un Paese civile. Ma la presa in giro più macroscopica nei confronti degli utenti sono le fantasiose statistiche che Fs propala periodicamente sul rispetto degli orari e sulla puntualità dei propri treni: vere e proprie falsità, menzogne che vengono contrabbandate come vere. Quando Fs scrive e dice che oltre il 90 per cento delle corse arrivano in orario, dice una palese bugia, rendendosi ridicola con i viaggiatori, che ogni giorno, sulla loro pelle, constatano la falsità di queste affermazioni propagandistiche. Al ministro Tondelli e ai vertici delle Fs suggeriamo concentrare la loro attenzione e i loro sforzi non tanto sulle mendaci tabelle delle presunte puntualità dei convogli, quanto sul rispetto degli orari e delle regole e sull’individuazione dei motivi che portano ogni treno a ritardare sulla tabella di marcia. E poi, chi sbaglia paga. Dopo un certo numero di ritardi, i dirigenti responsabili vanno rimossi, per rispetto all’utenza che quel servizio insoddisfacente lo paga.