E per il 41bis a Provenzano la Corte dei diritti dell’Uomo condannò l’Italia

Incredibile, ma vero: la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha ‘condannato’ l’Italia perché ha tenuto in galera, col carcere duro, il boss della mafia Bernardo Provenzano anche nei suoi ultimi 4 mesi di vita. Il capomafia di Cosa Nostra, come molti ricorderanno,  era stato condannato a 20 ergastoli per decine di omicidi di cui era stato riconosciuto essere il mandante. “Binnu”, spietato assassino che guidava Cosa nostra insieme a quell’altro criminale di Totò Riina, era stato assicurato alla giustizia dopo decenni di latitanza. Carcere duro e 41 bis fin da subito e per sempre. Anni. Che però, per i giudici di quel Tribunale, sembrerebbe siano stati eccessivi. Soprattutto negli ultimi mesi. Perchè in effetti il signor Provenzano ha dovuto subire questa cattiveria detentiva, queste privazioni eccessive, fino al giorno della sua morte. È vero: sembrerebbe una buotade, ma non lo è. La stupefacente sentenza è stata emessa davvero. E proprio da questi togati che operano e giudicano per conto della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (che non fa parte dell’Unione Europea). Cosicchè l’Italia è stata condannata. Anche se, per fortuna!, è stato negato il risarcimento alla famiglia del boss. Ovvie e immediate le polemiche e le repliche puntute. “Ennesima dimostrazione dell’inutilità di questo ennesimo baraccone europeo. Per l’Italia decidono gli Italiani, non altri” ha subito voluto chiarire il ministro dell’Interno Matteo Salvini, mentre per Giorgia MeloniLa Corte farebbe bene a cambiare nome: da Corte europea dei diritti umani a Corte europea dei diritti degli assassini. Il 41bis non si tocca e l’Italia continuerà ad usare questo strumento fondamentale per sradicare il cancro della mafia“. Notazione a margine: il presidente della Corte è l’italiano Guido Raimondi che ha fatto parte del collegio che ha deciso sul caso Provenzano, presieduto dall’ellenico Linos-Alexandre Sicilianos : un cognome -ha notato il sito Dagospia nel darne notizia- ironicamente appropriato.