Diventa un caso il manifesto del Duce alla riunione dei leghisti di Latina

Nel clima di caccia aperta ai reperti del Ventennio non poteva sfuggire ai media più occhiuti il caso della conferenza stampa del coordinamento della Lega a Latina (dove nei giorni scorsi, il 29 settembre, si è recato lo stesso Matteo Salvini) avvenuta in un locale dove su una parete campeggiava un poster con la foto di Benito Mussolini ripresa durante il celebre discorso al Lirico di Milano. Sotto la foto la scritta: «Dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede. Il mondo, me scomparso, avrà bisogno dell’idea che è stata e sarà la più audace, la più originale, la più mediterranea ed europea delle idee. La storia mi darà ragione».

Che accade? La Lega butta alle ortiche Alberto da Giussano per convertirsi al credo mussoliniano? Basterebbe a smontare le facili ironie e le indignazioni di comodo il fatto che a Latina viene ritenuta del tutto normale la memoria del fondatore del fascismo che, avviando la bonifica delle paludi pontine, ha reso possibile la nascita stessa della città.

A gettare acqua sul fuoco delle illazioni è poi giunta la spiegazione del consigliere regionale, nonché capogruppo della Lega alla Pisana, Angelo Tripodi. Quella non era una sede della Lega ma un ufficio privato: «È il mio ufficio privato – spiega Tripodi – e quel manifesto è un reperto storico, risalente al 1943 e appartenente alla mia famiglia, e in particolare a mio zio, Antonino Tripodi, che fu senatore del Movimento sociale italiano (MSI): mi fu donato quando ero nel Fronte della Gioventù, circostanza ben nota a tutti, è un mio ricordo personale e familiare. Capisco che sarebbe stato il caso di toglierlo per una conferenza stampa di partito, riconosco la superficialità e ribadisco che con il partito non c’entra nulla».