Diciotti, i pm si palleggiano l’inchiesta su Salvini. Lui: «ma lasciatemi lavorare!»

Rimbalza da una parte all’altra, come la pallina impazzita di un flipper, il fascicolo giudiziario sul ministro dell’Interno, Matteo Salvini che il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi accusa di sequestro di persona per aver impedito agli immigrati della nave Diciotti di sbarcare in Italia.

Nel complicato gioco dell’oca delle competenze territoriali giudiziarie ora il Tribunale dei ministri di Palermo ha restituito gli atti a Lo Voi avvertendolo che la sezione specializzata del Tribunale ordinario del capoluogo siciliano non ha la competenza territoriale per occuparsi dell’indagine sulla Diciotti a carico del ministro dell’Interno.

Gli atti passeranno, a questo punto, di nuovo al procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, che successivamente le dovrebbe inviare al Tribunale dei ministri di Catania.
Il presidente del Tribunale dei ministri Fabio Pilato ha comunicato di aver «portato a compimento le proprie attività» e «di avere rimesso gli atti al procuratore della Repubblica di Palermo” Francesco Lo Voi «per l’ulteriore corso a seguito di declaratoria di incompetenza territoriale», come fa sapere il presidente del Tribunale Salvatore Di Vitale.

Il Tribunale dei ministri, composto da Pilato, dal giudice Filippo Serio e dal giudice del tribunale fallimentare Giuseppe Sidoti, estratti a sorte come prevede la legge, avevano 90 giorni di tempo, una volta compiute le indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, per decidere se archiviare o trasmette gli atti alla Procura perché quest’ultima chieda l’autorizzazione a procedere al Senato visto che Salvini è un senatore. Oggi il colpo di scena con la restituzione degli atti alla Procura di Palermo.

Il perché lo spiega il Tribunale dei ministri di Palermo ricordando che l’ordine arrivato dal ministero dell’Interno di bloccare sulla nave Diciotti della Marina Militare italiana gli oltre 150 immigrati, tra cui donne e bambini, sarebbe giunto in acque di competenza territoriale di Catania e non a Lampedusa, come aveva sostenuto il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio.

Da qui la decisione di rinviare gli atti alla Procura di Palermo che li ha già inviati ai colleghi di Catania. Salvini è accusato di sequestro di persona aggravato, «commesso nel territorio siciliano fino al 25 agosto 2018».

Il caso era scoppiato a metà agosto quando la Procura di Agrigento iscrisse nel registro degli indagati il ministro dell’Interno, Matteo Salvini e il suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi. Quest’ultimo, nel frattempo, è uscito dall’inchiesta. I due erano indagati per sequestro di persona a scopo di coazione, abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio.

Ma la Procura di Palermo ha cambiato l’ipotesi di reato a carico di Salvini, che oggi è indagato per sequestro aggravato.

Reagisce il diretto interessato Matteo Salvini: «Incredibile, continua l’inchiesta su di me: sarei un sequestratore (rischio 15 anni di carcere) per aver fermato in mare una nave carica di immigrati. Ora l’indagine, partita da Agrigento, passerà da Palermo a Catania… Ma chiudetela qui e lasciatemi lavorare!», dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini, commentando l’indicazione della Procura di Catania come sede competente per l’inchiesta da parte del Tribunale dei ministri di Palermo.