Di Maio parla come Casalino: vuole “punire” Berlusconi e le sue tv

Non solo «terrorismo mediatico sullo spread». Luigi Di Maio riprende a parlare come se fosse in campagna elettorale. Usa toni alla Casalino. Vuole subito un nemico, così da pronunciare la frase che poi diventa un titolone. E il nemico è Berlusconi. Dopo lo sfogo sul Blog dei 5 Stelle e su Facebook contro l’opposizione «e i loro giornali», ospite di Massimo Giletti su La7, il vicepremier ha assicurato ancora una volta la stabilità del governo gialloverde, ha negato con forza ogni rottura con Tria e, soprattutto, ha lanciato un messaggio al collega del Viminale a pochi giorni dall’accordo Lega-Forza Italia sulla Rai: per Berlusconi nessuna garanzia. Matteo Salvini, ha detto parlando a Non è l’Arena di editoria e telecomunicazioni – deleghe che il M5S si è riservato – «sa che c’è una cosa che non mi deve mai chiedere, le garanzie per Berlusconi» perché «non ci sono garanzie da dare, altrimenti facciamo come quelli di prima». Usa il termine “garanzie” per non apparire “giustiziere” ma il concetto resta lo stesso: colpire Mediaset.

Def

“Mi sento fare la morale da quei signori lì… Si sta facendo un deficit che non è difforme da quelli precedenti, ma con una differenza: quelli lo facevano per le banche, noi per i cittadini”, ha puntualizzato Di Maio tornando sulle critiche dell’opposizione sulla Legge di Bilancio. E su una presunta rottura con il ministro Tria sul Def, il ministro risponde: “Noi siamo una grande squadra che finché resta unita farà sempre grandi cose. Per la prima volta dopo tanti anni ha messo al centro del tavolo non i numeri ma i cittadini”. A Tria “nessuno ha mai chiesto di dimettersi”, ha sottolineato Di Maio, aggiungendo: “Abbiamo fatto più riunioni in questi mesi e avevamo sempre chiesto a Tria di fare più scenari”.

Rai

«Gli italiani non possono pagare il canone per una Rai in queste condizioni», ha poi affermato Di Maio. Parlando del neopresidente Marcello Foa, il vicepremier ha spiegato che «nessuno potrà mai dire che si tratta di un giornalista della Lega perché ha una storia personale prima della Lega e prima di questo governo». E lo stesso, ha aggiunto, si può dire dell’ad Fabrizio Salini. «Abbiamo visto i curriculum», ha tenuto a puntualizzare. «Rimettere in moto la Rai è una sfida epocale – ha sottolineato il capo politico del M5S – E la dovranno combattere non solo Foa e Salini ma anche noi politici, mantenendo le mani il più lontano possibile dal servizio pubblico», anche se, ha aggiunto Di Maio, «non è sempre il politico che va alla ricerca di qualcuno in Rai, a volte capita anche l’inverso».