Di Maio e Salvini chiedono aiuto al popolo, per “Repubblica” è fascismo…

Matteo Salvini ha chiarito subito che non intende chiedere le fedi d’oro alle moglie italiane per finanziare il deficit, come fece Mussolini nel periodo di massimo sacrificio dell’Italia a causa dell’embargo, ma un aiuto al popolo sì, perché no? L’idea è quella di chiedere ai rispamiatori italiani di investire sui titoli di Stato tricolore e non quello stranieri, per aiutare l’Italia ad abbassare lo spread. Apriti cielo, di che si tratta?

Li chiamano “Bot People“, li usano anche altri paesi, ma quel richiamo all’aiuto popolare, condiviso anche dall’altro vicepremier Di Maio, ha immediatamente scatenato suggestioni fasciste nei grandi giornali, con la rievocazione di quegli appelli – con tanto di manifesti – che apparvero durante il Ventennio. «Italia autarchica, ultima chiamata per i nostalgici», titola oggi Repubblica su un pezzo di Filippo Ceccarelli, che rievoca “la giornata delle fede” voluta da Mussolini per sostenere la campagna coloniale in Abissinia, gli slogan “Noi andiamo avanti”, “Compriamo prodotti italiani“. La conclusione di Ceccarelli è inquietante: «L’autarchia fu la prova generale della guerra». Di Maio e Salvini coltivano altrettanto bellicose mire o la guerra è già iniziata, ma ai mercati e all’Europa? Ecco cosa dice il leader leghista in un’intervista a Radio Radicale «Non ci saranno né patrimoniali né prelievi dai conti correnti degli italiani». Non chiederemo le fedi nuziali per salvare il paese e non abbiamo intenzione di prelevare dai conti correnti fa tutto parte della fantasia. Faremo l’esatto contrario di quel che ha fatto Monti».

E l’aiuto del popolo? L’appello partirà, ma in direzione dei risparmiatori e con una contropartita interessante: sconti fiscali sui titoli italiani, con la benedizione dei mercati “buoni” e di un sovranismo che non fa rima col fascismo.