«Desirée venduta per una dose»: l’orrore senza fine nelle parole dei testimoni

Venduta per una dose da una tossica che frequentava via dei Lucani. Il destino di Desirée sarebbe stato segnato in questo modo, in una catena di complicità dirette e indirette. «Mi sento in colpa. Perché quella sera avrei voluto portarla via, le avevo detto “vieni con me”, ma lei mi ha risposto male. E io mi sono detta “ma non è nemmeno una mia amica, andasse dove le pare». Antonella è la ragazza con la treccia blu vista insieme a Desirée la sera della sua morte. Ha 24 anni, fa la tatuatrice a San Lorenzo. Lì aveva conosciuto Desirée più o meno una settimana prima che morisse. L’aveva notata entrare e uscire dallo stabile di via dei Lucani in cerca di eroina, cosa che faceva ormai da una decina di giorni. Aveva avuto pietà di lei, «così piccola, così ingenua», e aveva cercato di portarla via da quel covo, offrendole anche un riparo a casa sua. Non ci è riuscita: si è arresa di fronte agli effetti della dipendenza, ché Desirée non era «nemmeno un’amica». E, pare di capire, in fin dei conti San Lorenzo è piena di ragazze e ragazzine che girano alla ricerca di una dose.

Desirée, a quanto ricostruito dai testimoni e dalle indagini, cercava eroina. I suoi assassini le hanno dato un mix micidiale di droghe, consapevoli – secondo gli inquirenti – che avrebbe potuto ucciderla. Poi, hanno abusato di lei mentre moriva. Ma questo è ormai abominio drammaticamente noto. Quello che non si sapeva e che è stato rivelato dalla tatuatrice di San Lorenzo è che lo scempio di questa ragazzina di Cisterna di Latina sarebbe stato compiuto con l’assenso complice di un’altra ragazza, anche lei già sentita dagli inquirenti. «Un cane», l’ha definita Antonella, spiegando che «l’ha venduta»: «Gli ha detto: “Fate pure, a me basta che date la dose e farò finta di non aver visto niente”». «Io li conosco bene, frequentano quel posto, e conosco anche gli altri testimoni sentiti ieri», ha aggiunto Antonella, interrogata per quasi 24 ore dai pm e decisa a dare tutto il contributo possibile alle indagini per riscattarsi dal non aver valutato fino in fondo il pericolo che correva Desirée quella sera.

In totale sono una decina i testimoni ascoltati. Fra questi c’è il senegalese che è stato uno dei primi testimoni chiave e che ha parlato degli «africani e arabi» che quella sera erano presenti nello stabile di via dei Lucani. C’è poi un’altra tossicodipendente che ha confermato la ricostruzione di Antonella sulle intenzioni dei pusher stupratori e assassini: «Le hanno dato la roba per approfittare di lei. Io l’ho vista viva fino all’1.30». Un’altra ragazza ancora ha spiegato di aver visto Desirée «quando era già morta, nuda». «Io l’ho rivestita perché mi faceva pena», ha aggiunto. Ma, secondo gli investigatori, potrebbero essere diverse le persone che hanno assistito alla tragica fine di Desirée senza fare niente.

Com’è noto, per questo delitto orrendo sono stati già fermati tre uomini: Mamadou Gara, 26enne senegalese con permesso di soggiorno scaduto e provvedimento di espulsione sulle spalle mai eseguito, perché si era reso irreperibile; Brian Minteh, 43enne anche lui senegalese, che aveva chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari; Allino Chima, nigeriano di 46 anni, che aveva un permesso di soggiorno per motivi umanitari scaduto pochi mesi fa. Secondo le indiscrezioni, un quarto uomo, un ghanese, sarebbe stato individuato a Foggia. Ma potrebbe non essere finita così: un teste ha parlato di sei o sette stupratori, che si sarebbero accaniti su Desirée morente. Aguzzini che hanno agito come «belve», spiegano i pm, parlando di un branco che ha agito per «divertimento» e con «crudeltà», drogando Desirée «intenzionalmente» e per «motivi abietti» con sostanze e dosi che il suo corpo non avrebbe potuto reggere.