Desirée, i padri comboniani contro Salvini: «Ha offeso gli africani fermati»

I padri comboniani intervengono sul brutale assassinio di Desirée Mariottini e si dicono «indignati e sgomenti» per quanto accaduto. Attenzione, però, non per le atroci violenze cui è stata sottoposta la ragazza, ma per il fatto che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha definito «verme» il quarto uomo del branco, l’africano arrestato a Foggia e trovato con un’arma e 11 chili di droga. «Una violenza verbale che istiga atti di violenza verso gli africani in particolare», sostengono in un lungo comunicato affidato alla loro rivista, Nigrizia.

Nel testo, firmato dai «missionari comboniani in Italia», la vicenda di Desirée viene liquidata in due righe e descritta genericamente come «tragica fine della ragazza», che «esige che venga fatta giustizia e che i colpevoli siano presto identificati e processati». Probabilmente in un impeto di garantismo, i comboniani si guardano bene da affermare che Desirée è stata drogata, stuprata e uccisa da un branco. Esistono, sì, dei sospettati, ma per ora meglio definire quell’assassinio una «tragica fine». Del resto, come si legge più avanti, i fermati non sono stati ancora sottoposti a giudizio e quindi, a dispetto delle evidenze investigative, non si può neanche «insinuare» per loro «una responsabilità criminale». «Ci sentiamo indignati e sgomenti – hanno spiegato i padri comboniani – per il linguaggio usato dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che con un tweet ha definito “verme”, l’immigrato africano arrestato a Foggia il 26 ottobre scorso perché sospettato, con altri tre stranieri, di aver drogato, stuprato e ucciso la giovane Desirée Mariottini. Reputiamo l’epiteto “verme” – hanno quindi precisato – offensivo e denigratorio nei confronti della persona arrestata sulla quale si vuole insinuare che abbia una responsabilità criminale prima ancora di essere processata».

L’unica «violenza» e l’unica «responsabilità» contro cui puntare l’indice, dunque, in questa vicenda sono quelle del ministro dell’Interno, che ha definito «verme» uno dei fermati, quello che, scappato in Puglia, è stato trovato in un casolare con un quantitativo di droga da narcotrafficante, dettaglio anche questo su cui i comboniani sorvolano, forse in attesa di capire se il ghanese dall’alto del suo senso civico non l’avesse sottratta a qualche pusher per consegnarla alle forze dell’ordine. «Non si può negare che l’associare la parola “verme” a immigrato comporta il pericolo reale di fare emergere sentimenti di odio razziale e istigare atti di violenza verso gli stranieri nel nostro paese, in modo particolare verso gli africani», scrivono ancora i comboniani, per i quali – viene il sospetto – “verme” detto a un italiano sarebbe stato accettabile e, soprattutto, le parole di Salvini possono generare più odio di uno stupro e omicidio di gruppo.

Non si spiegherebbe altrimenti la conclusione del comunicato, nel quale la vicenda disumana di cui è stata vittima Desirée viene definitivamente accantonata per ricordare con un linguaggio stavolta scevro da ogni reticenza «il brutale pestaggio a Brindisi, lo scorso 19 ottobre, di due immigrati africani per mano di due italiani». Non c’è alcun dubbio che quel fatto sia da condannare con fermezza, ma che c’entra con l’omicidio di Desirée? Niente, ma i comboniani sentono il bisogno di avvertire che «è l’ennesimo episodio di una catena di atti di intolleranza e di violenza che sono andati moltiplicandosi negli ultimi tempi sull’onda di pronunciamenti xenofobi da parte di autorità civili ed esponenti della politica». «Condividiamo, pertanto, la preoccupazione di tanti fratelli e sorelle neri che nell’Italia di oggi si sentono più insicuri. In pubblico o per strada, temono che per il semplice fatto di avere la pelle scura possano diventare bersaglio di aggressioni razziste. Chiediamo, quindi, al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, di evitare nei suoi pronunciamenti parole che possano fomentare l’odio e la violenza razziale al fine di stemperare le tensioni sociali nel nostro paese e non aggravare la già difficile relazione tra italiani e la comunità immigrata», è stato l’appello finale dei comboniani.

Un appello al quale Salvini ha replicato dalla sua pagina Facebook: «I frati comboniani: “Reputiamo l’epiteto VERME (in maiuscolo nell’originale) offensivo e denigratorio”. Pazzesco. L’ho scritto e lo ripeto: verme, verme, VERME!».