Decreto fiscale, maggioranza in panne: Salvini diserta il pre-vertice

In tarda mattina, al massimo nel primo pomeriggio si saprà se le tensioni all’interno della maggioranza sui contenuti del decreto fiscale sono sbollite nel pre-vertice in corso a Palazzo Chigi o se, al contrario, il braccio di ferro tra Lega e M5S è destinato a prolungarsi per l’intera giornata. Il fatto che Matteo Salvini abbia preferito restarsene a Monza delegando ogni responsabilità al sottosegretario Giancarlo Giorgetti autorizza a ritenere che l’incontro in via di svolgimento non sarà decisivo. Esattamente come quello tenutosi domenica sera, conclusosi dopo tre ore di bla bla bla con un nulla di fatto, con Luigi Di Maio, anch’egli assente ieri, costretto a riunire i suoi in tarda serata.

Salvini ha delegato Giorgetti

A creare tensione tra M5S e Lega è soprattutto il tetto da fissare alla cosiddetta pace fiscale: Salvini non fa mistero di volere che a arrivasse fino ad un milione di euro; al contrario, i Cinquestelle non schiodano da quota 100mila. La paura che dietro la pace fiscale si annidi un condono vero e proprio mette paura ai grillini. A dare l’idea di quanto le posizioni siano, allo stato, difficilmente riducibili, sono alcune parole riecheggiate nella tarda serata nel corso della riunione a porte chiuse tenutasi nell’ufficio del ministro Riccardo Fraccaro: «Per far guadagnare chi ha soldi oscuri fuori vogliono affossare i piccoli imprenditori». Un messaggio rimbalzate come uno schiaffo in pieno volto all’alleato leghista.

È scontro sul “tetto” del condono

Secondo fonti grilline di governo, all’impuntatura del M5S sul fisco, i leghisti avrebbero reagito stoppando la cosiddetta norma Bramini (dal nome dell’imprenditore brianzolo fallito per un credito inevaso dallo Stato) che rende impignorabile la prima casa. Le stesse fonti indicano in Giorgetti e nel viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia i veri bersagli degli strali dei Cinquestelle. Salvini, infatti, era assente. È lo anche oggi.