Cucchi, Salvini: si processa con la legge, basta polemiche strumentali

«Chiunque venga arrestato deve essere processato rispettando la legge e non con altre maniere». Matteo Salvini replica così a chi cerca di fare processi sommari e mediatici sulla vicenda Cucchi. E a chi cerca, in qualche maniera, lo scontro e la polemica strumentale sulla vicenda di Stefano Cucchi, il giovane spacciatore morto, cinque giorni dopo il suo arresto, nell’Unità di Medicina Protetta dell’ospedale Pertini di Roma dov’era stato portato dal carcere di Rebibbia dopo il suo aggravamento in seguito al pestaggio da parte di alcuni carabinieri ora indagati, Salvini, parlando da Ala, in Trentino, dov’è impegnato in un tour elettorale per il candidato leghista a governatore, Maurizio Fugatti, dice conciliante: «le porte del ministero degli Interni sono aperte alla famiglia Cucchi e a 60 milioni di italiani per bene. Se qualcuno invece preferisce fare polemiche e attaccare un ministro e centinaia di agenti sono sue scelte».

Dopo l’udienza di tre giorni fa in cui il pm della Procura di Roma, Giovanni Musarò aveva rivelato l’esistenza di tre verbali del carabiniere Francesco Tedesco – uno dei cinque militari dell’Arma indagati per la morte di Stefano Cucchi – il quale ammetteva i pestaggi chiamando in causa alcuni dei suoi commilitoni, Salvini aveva invitato i familiari di Cucchi al ministero: «sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l’eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell’ordine».

Un invito al quale Ilaria Cucchi ,che si candidò nel movaveva replicato dai microfoni di Rtl 102,5: «Iil giorno in cui il ministro dell’Interno chiederà scusa a me, alla mia famiglia e a Stefano allora potrò pensare di andarci, prima di allora non credo proprio».

Altri due carabinieri sono stati iscritti sul registro degli indagati dopo le confessioni del militare dell’Arma Francesco TedescoFrancesco Di Sano, il carabiniere della stazione di Tor Sapienza che aveva in custodia Stefano Cucchi e che il 17 aprile ammise di avere modificato l’annotazione sulla salute del ragazzo e il luogotenente Massimiliano Colombo, comandante della stessa caserma che nei giorni scorsi è stato perquisito alla ricerca di materiale che confermasse i contatti con i suoi superiori gerarchici nella vicenda Cucchi. I magistrati stanno cercando conferma ai sospetti che vi fu una decisione gerarchica dietro alla gestione della vicenda anche rispetto alla scelta di cambiare la versione dei fatti arrivando a modificare gli atti.