Catania, la destra si ritrova con De Angelis, Trantino e “u spirdatu”

Riceviamo da Alberto Cardillo e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Lo scorso fine settimana, nella grande -e  gremita- sala del centro congressi Terrazza Ulisse di Catania, si è tenuta la presentazione del libro “Cosa significa oggi essere di destra” dell’ex parlamentare di An e direttore del Secolo d’Italia, Marcello De Angelis.

L’occasione è stata propizia per far ritrovare unita nell’ascolto e nel confronto l’antica -nel senso evoliano del termine- comunità della destra catanese. Abbracci, scambi di battute e opinioni, talvolta occhi lucidi, hanno preceduto e seguito la presentazione del libro e del dibattito, consacrando l’evento di una rilevanza che va ben oltre la già importante presentazione di un libro scritto da un uomo che ha scritto sulla propria carne cosa significa essere di destra.

Ad aprire la serata è stato Salvo Pogliese, storico leader dei giovani della destra catanese, oggi cresciuto e divenuto, non casualmente, sindaco della nona città d’Italia, Catania; accanto a lui Felice Giuffrè, anch’egli una vita nel Fronte della Gioventù e poi dirigente in An, oggi è docente di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Catania. Insomma, De Angelis, Pogliese e Giuffrè, dimostrano che la palestra è stata eccelsa, ma che qualcosa è andato storto, proprio quando il mondo stava cominciando a parlare sempre più frequentemente il linguaggio della destra.

Nella sala gremita e attenta aleggia la speranza di poter nuovamente marciare uniti, di non essere mera “associazione culturale” ma di contare nell’attuale scacchiere  politico nazionale ed europeo.

De Angelis fa notare: “Noi siamo per l’Europa dei Popoli e non dei mercati, è uno slogan storico della destra, ne parlavamo 30 anni fa, oggi è il verbo predicato dalla maggioranza di governo”, l’affermazione vera e obiettiva apre alla riflessione del cosa sia andato storto nella comunità politica della destra italiana. L’autocritica è sempre una condizione necessaria per poter ripartire.

Quando Felice Giuffrè ha chiamato al tavolo degli oratori Enzo Trantino, nella sala si è placato il brusio delle ultime file, fisiologico dopo un’ora di conferenza, ed in un silenzio quasi sacrale le parole del lucidissimo avvocato, colonna storica della destra catanese e italiana, hanno indicato la rotta di quella che dovrebbe essere la strada perduta da riprendere insieme: “Siamo alla vigilia di un fenomeno di protagonismo. Io -chiarisce Trantino- non mi ritrovo né nei 5 stelle né nella Lega, ma è chiaro che per un orientamento di simpatia umana o per richiamo delle radici, Salvini non è ‘ciccio bello’ -scherza Trantino, la sala ride- come si chiama… Di Maio. Bene, quando ci sarà la crisi dopo le europee, perché esploderanno i contrasti e le divergenze -analizza Trantino-, a quel punto Salvini avrà la casa madre ad attenderlo, perché egli è di centrodestra, e con Fratelli d’Italia, Forza Italia e le altre forze della coalizione potrà superare il 40%, il che significa che il governo della destra è alle porte! E non perché dobbiamo dire  grazie a Salvini che si è ricordato di noi, non ci interessa il suo ricordo, quanto il fatto che ha preso temi nostri! Quell’ ‘Italia innanzi tutto’ -continua un vigorosissimo Trantino- che sembra un tema retorico, invece rappresenta tutto, il coinvolgimento dei valori, è quell’universalismo del Dio, Patria, Famiglia, che qualcuno bolla come semplice retorica. Beh, se questa è retorica, oggi questa, riverniciata nei contenuti, sta vincendo”. A tal proposito l’ex parlamentare del Msi e di An invita la comunità di destra ad essere come lo “sperdato”, “u spirdatu” in siciliano stretto, cioè il pastorello del presepe che guarda con stupore la stella cometa che passa, “Noi -avverte Trantino- negli ultimi anni al passaggio della cometa, invece, ci siamo addormentati”.

Infine, l’avvertimento del “Maestro”: “Non dobbiamo, cedere al ‘paurismo’, cioè la disperazione, è il contrario della speranza. La speranza nasce dalla volontà ritrovarci tutti insieme, superando gli errori del passato, e del considerarci migliori degli altri, perché abbiamo avuto anche questa presunzione rovinosa. Noi dobbiamo sapere che il ‘paurismo’ non ci appartiene, perché i poveri e i disperati sono con noi da sempre, altrimenti il Movimento Sociale si sarebbe chiamato Movimento Aristocratico.

Attenzione -chiosa Trantino- non attiviamoci soltanto per via dell’onda emozionale: di emozioni si vive nel momento in cui si sceglie, ma quando si opera l’emozione diventa soltanto la cornice di tutto”.

Dopo Trantino sono seguiti altri interventi di esponenti della comunità catanese della destra, una destra talvolta rissosa ma unita nella diversità delle sensibilità, essenza del vigore politico: dai solidali con gli immigrati agli oltranzisti della chiusura, dai favorevoli alle alleanze agli “autarchici”.

Insomma, la voglia di stare insieme e tornare a contare, partendo da contenuti e idee forti c’è, c’è , potenzialmente, anche il contenitore, lanciato qualche settimana fa da Giorgia Meloni dal palco di Atreju, un nuovo soggetto unitario per sovranisti e conservatori. Certamente le europee dell’anno venturo saranno il banco di prova per una comunità che ha il pieno titolo di riappropriarsi in maniera maggioritaria dei temi che oggi sono preponderanti nell’intera Europa. Ma come ha avvertito Trantino, serviranno prima d’ogni altra cosa umiltà e voglia di mettersi tutti in discussione.