Caso Khashoggi, pioggia di defezioni per la Davos saudita, verso il flop

Piovono defezioni di ora in ora sulla cosiddetta “Davos del deserto”, la Future Investment Initiative, la conferenza saudita sugli investimenti fortemente voluta da Riad e in programma nella capitale dal 23 al 25 ottobre ma, a questo punto, a rischio flop dopo l’esplosione del caso Khashoggi a livello internazionale.

Ministri, Ceo di importanti gruppi bancari, big della finanza e giornalisti delle più importanti testate internazionali hanno annunciato che non parteciperanno all’evento, fortemente voluto dall’erede al trono al trono saudita, il principe Mohammed bin Salman, nell’ambito del suo ambizioso piano per modernizzare la monarchia del Golfo.
L’ultimo in ordine di tempo a dare forfait è stato il segretario britannico al Commercio, Liam Fox che, scrive la Bbc, ha annullato la sua partecipazione alla Future Investment Initiative.

Sulle defezioni in serie pesa ovviamente il caso del giornalista Jamal Khashoggi, scomparso il 2 ottobre a Istanbul dopo essere entrato nel consolato saudita.

Secondo gli inquirenti turchi, Khashoggi, voce critica nei confronti del principe della corona saudita, sarebbe stato brutalmente torturato e ucciso da un gruppo di 15 sauditi arrivato da Riad proprio per eliminarlo, di fronte allo stesso console.

Gli ultimi forfait alla “Davos del deserto” in ordine di tempo sono stati quelli del ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, del suo collega olandese, Wopka Hoekstra e, appunto, del segretario al commercio estero della Gran Bretagna, Liam Fox.
Ieri perfino il direttore del Fondo monetario internazionale, la francese Christine Lagarde, ha deciso di cancellare la sua partecipazione alla Future Investment Initiative dopo che, inizialmente, aveva fatto capire quanto l’importanza del business prevalesse sui diritti umani pur dicendosi turbata per la vicenda di Khashoggi.

Ma anche i leader delle grandi company mondiali, malgrado la possibilità di perdere importanti opportunità di business, hanno preferito saltare l’appuntamento di Riad temendo, comunque, un impatto negativo sulla reputazione propria e delle aziende che rappresentano.
Hanno già annunciato la loro assenza grandi nomi del settore bancario come il direttore generale di Hsbc, John Flint, il ceo di Credit Suisse, Tidjane Thiam, il direttore di Bnp Paribas, Jean Lemierre, il Ceo di JPMorgan, Jamie Dimon, e i vertici di BlackRock, il più grande gestore di risparmi del mondo, e di Blackstone, il più grande fondo di private equity del mondo.

Hanno altresì confermato che non saranno a Riad neanche il direttore di Ford, Bill Ford, il ceo di Uber, Dara Khosrowshahi, il miliardario britannico, Richard Branson e il Ceo di Thrive Global, Arianna Huffington.

Inoltre, hanno deciso di boicottare la conferenza la Cnn, Bloomberg, l’Economist, il New York Times e il Financial Times.

Il sito della conferenza conteneva, fino a pochi giorni fa, una lista dei principali relatori, poi rimossa a causa del gran numero di defezioni. Malgrado la serie di rinunce “pesanti”, gli organizzatori del Pif, Fondo di investimento pubblico dell’Arabia Saudita hanno confermato che la “Davos del deserto” si terrà come previsto.