Cancro, una “rivoluzione” per i malati dai premi Nobel. Cosa cambia nelle cure

lunedì 1 ottobre 14:20 - di Robert Perdicchi

Il premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina 2018 va quest’anno a James P. Allison e a Tasuku Honjo per la scoperta dell’immunoterapia anticancro. Ad annunciarlo come ogni anno il Karolinska Institutet di Stoccolma in Svezia, in diretta su internet e sui social network. Il riconoscimento ammonta quest’anno a 9 milioni di corone svedesi, al cambio odierno oltre 871 mila euro. Dal 1901 al 2017 sono stati 108 i premi Nobel per la Medicina o la Fisiologia, consegnati a un totale di 214 scienziati, dato che il riconoscimento viene dato spesso a più di una persona. Ma quali sono i meriti dei due scienziati nella drammatica lotta al cancro? Lo spiega un esperto italiano.

“Una scoperta “davvero rivoluzionaria, che sta cambiando la medicina moderna e ha aperto la strada alla terapia personalizzata del cancro, fornendo anche gli strumenti necessari: le proteine ingegnerizzate. Perché ormai abbiamo tutti ben compreso che ogni tumore è diverso dall’altro”, dice Giuseppe Novelli, genetista e rettore dell’università Tor Vergata di Roma. “Una bella notizia, che premia uno dei filoni più attuali della ricerca: l’immunologia molecolare che, insieme alla genetica molecolare, sta cambiando il mondo. Si tratta – aggiunge il genetista – di due discipline che vanno a braccetto: non puoi studiare l’immunologia molecolare se non conosci i geni chiave. In questi anni abbiamo registrato un continuo aumento delle conoscenze del Dna, e questo sta innegabilmente cambiando il volto della medicina”. Il Premio Nobel, ricorda, “viene assegnato a studi capaci di aprire nuove strade per ricerca e terapia, e quest’anno è andato a scienziati che hanno posto le basi per la terapia personalizzata dei tumori. Un approccio che già oggi, ma sempre più in futuro, consentirà di combattere il cancro in modo sempre più mirato e personalizzato. Insomma, è un Nobel strameritato”, conclude il genetista. Anche se ancora una volta l’Italia è rimasta ‘a bocca asciutta’.

James P. Allison, 70 anni, è nato a Alice in Texas, Stati Uniti. Tasuku Honjo è invece originario di Kyoto in Giappone, ha 76 anni e un’esperienza di ricercatore a cavallo fra il suo Paese e gli Stati Uniti. Negli ultimi anni sono sempre state le bandiere di Usa e Giappone a sventolare sul prestigioso riconoscimento. Per esempio erano statunitensi i 3 vincitori dello scorso anno (Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young), mentre è stato un giapponese ad aggiudicarsi il Nobel 2016 (Yoshinori Ohsumi), nazionalità rappresentata anche nel 2015 con un vincitore su 3 (Satoshi Omura). Una regola confermata anche andando ancora più indietro negli anni: nel 2014 troviamo l’americano John O’Keefe, nel 2013 del terzetto premiato fanno parte due scienziati Usa (James E Rothman e Randy W. Schekman), mentre nel 2012 è la volta del nipponico Shinya Yamanaka.

James P. Allison, dopo il dottorato all’università del Texas, Austin, è approdato dal 1974 al 1977 alla Scripps Clinic and Research Foundation a La Jolla in California per poi diventare membro di Facoltà all’University of Texas System Cancer Center di Smithville in Texas (1977-84). Diversi gli atenei e centri di ricerca in cui ha condotto i suoi studi nell’arco della sua carriera: University of California, Berkeley (dal 1985 al 2004); Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York (2004-2012). Dal ’97 al 2012 è stato ricercatore dell’Howard Hughes Medical Institute. Dal 2012 è professore dell’University of Texas MD Anderson Cancer Center di Houston (Texas) ed è affiliato con il Parker Institute for Cancer Immunotherapy.

Tasuku Honjo approda negli Usa nel 1971, dove fino al 1974 è stato ricercatore alla Carnegie Institution di Washington (Baltimora) e ai National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland. Dottorato all’università di Kyoto (1975), e Honjo dal 1974 al 1979 diventa membro di Facoltà nell’ateneo di Tokyo. Poi una parentesi all’università di Osaka dal 1979 al 1984, anno in cui torna come docente all’università di Kyoto, ateneo in cui assume la carica di Preside di Facoltà dal 1996 al 2000 e ancora dal 2002 al 2004. Il primo scatto da Nobel per lui è circondato dal suo team di giovani ricercatori all’Università di Kyoto, immediatamente dopo aver appreso di essere il destinatario del prestigioso riconoscimento.

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  • Carlo.buzzi13@gmail.com 1 ottobre 2018

    Grandissimi