Bruciati i manichini di Di Maio e Salvini. Ma non era la Lega a seminare odio? (video)

Sono state due studentesse del centro sociale Askatasuna di Torino ad appiccare il fuoco, in piazza, a due manichini raffiguranti Salvini e Di Maio. E’ lo stesso centro sociale, per intenderci, frequentato dalla famosa maestra immortalata mentre insulta violentemente i poliziotti durante un corteo contro CasaPound. Il giorno dopo, la notizia della bomba carta esplosa nella notte nella sede della Lega di Ala (Trento) dove oggi era atteso Salvini. Ma non era la Lega ad essere accusata di seminare odio e violenza? Le due studentesse sono state denunciate per vilipendio delle istituzioni. Diversa la reazione dei due vicepremier. Di Maio si augura il dialogo con gli studenti e giudica “di stampo medievale” il reato di vilipendio, derubricando a una bravata senza importanza il rogo dei due manichini. Salvini se l’è presa di più, anche perché gli studenti attorno al rogo saltellavano cantando “chi non salta della Lega è”. Salvini è consapevole insomma del fatto di essere lui il vero obiettivo polemico degli studenti che sicuramente organizzeranno altre mobilitazioni e saranno protagonisti di un autunno caldo arroventato ad arte per far cadere il governo. Mobilitazioni stranamente meno rumorose e meno esaltate dai media quando Matteo Renzi metteva mano alla riforma della scuola. “Questi “democratici” studenti, coccolati dai centri sociali e da qualche professore – ha commentato Salvini sui social – avrebbero bisogno di molte ore di educazione civica. Forse capirebbero che BRUCIARE in piazza il manichino di Salvini,e di chiunque altro, o appenderne ai lampioni le immagini è una cosa schifosa”. Il gesto è stato minimizzato un po’ da tutti i media e non si capisce perché. Infatti, se Di Maio si affaccia a un balcone, subito è da tutti condiviso l’accostamento al fascismo e a Mussolini. Se c’è un rogo in piazza a nessuno viene in mente il paragone con la caccia alle streghe. Invece è il paragone giusto, ed è singolare che siano state proprio due ragazze, due donne, a prestarsi alla macabra messinscena. Ciò detto, su un punto Di Maio ha ragione: il dialogo è sempre la strada migliore, mentre la repressione non porta a nulla di buono.