Blitz dei carabinieri: arrestati padre e nonno del baby rapper rom (video)

Ci sono anche il padre e il nonno del baby rapper 500Tony tra gli arrestati nel blitz di ieri nel campo rom di via Bonfardini, a Milano. Sono tra le 21 persone finite in manette. Il blitz scaturisce dalla ricerca di refurtiva rubata. Tra gli arrestati ci sono sei persone  accusate di «associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione». Si tratta di sinti, originari dell’Abruzzo, che rimettavano sul mercato la refurtiva rubata negli appartamenti in varie Regioni del nord: Piemonte, Lombardia e Liguria.

Il baby rapper rom si vantava: “Mio padre è il Re Leone”

Il capo del campo rom finito in cella, si chiama Angelo Guarnieri, ha 67 anni. Secondo le accuse gestiva un traffico criminale che comprendeva, assieme alla ricettazione, traffico di cocaina e razzie di macchine. L’uomo è il nonno di 500Tony, il rapper di soli 9 anni diventato famoso dopo aver pubblicato sui social un brano dove canta con Jamil e con il rapper cagliaritano Vacca. In uno dei suoi brani (con quasi due milioni di visualizzazioni su Youtube) il bambino canta: «Mio padre comanda la zona e come il Re Leone mi lascerà tutto». Di conseguenza «a scuola non ci vado. Forse non hai capito, sono il prossimo capo». Un concetto ribadito più volte nella sua canzone: «Scuola no, studio no, fra di voi no». L’operazione dei carabinieri di ieri mattina ha mandato all’aria i sogni di gloria del baby rapper.

Forza Italia: “Il bambino va affidato ai servizi sociali”

«Quello che auspico – commenta Alessandro De Chirico, vice capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale – è che sia finalmente scritta la parola fine a una storia che agli abitanti della zona ha creato tanti disagi e preoccupazioni. Spero soprattutto che si faccia qualche cosa per i bambini che vi abitano, spesso abbandonati a sé stessi in strada senza che vedano mai un’aula scolastica. In particolare il piccolo rapper “500Tony”, che sarebbe meglio fosse affidato ai servizi sociali, piuttosto che lasciato nelle mani di genitori che gli insegnano valori, che possono al massimo garantirgli una rosea carriera nella criminalità organizzata».