Balla o gaffe di Di Maio. Il condono era “nero su bianco” già il 13 ottobre. Non sa leggere?

La manina del Colle? La correzione dei leghisti, fratelli coltelli? Nulla di tutto questo. L’outing di Luigi Di Maio dal salotto di Bruno Vespa si trasforma in un boomerang dagli strascichi impensabili. Già il pallore del vicepremier grillino alla notizia della nota ufficiale del Quirinale non lasciava presagire nulla di buono. Cattiva fede o ignoranza? La verità è che l’articolo “incriminato” del disegno di legge fiscale, evidenziato da Di Maio versione seccchione, quello sul condono, era già presente nella versione del 13 ottobre (ore 17,30) distribuita agli uffici legislativi dei gruppi. Nella versione preposta per “entrare” in Consiglio dei ministri c’era già, mentre Di Maio giura di non esserne mai stato a conoscenza. Unica differenza: quel testo compariva nell’articolo 6 e non nell’articolo 9.

Di Maio-Pinocchio: l’articolo c’era

A scoprire la bufala, documentata con foto sul suo profilo Facebook, è la giornalista Sabrina Fantauzzi che confessa ionicamente di studiare come “fossero versi dello Zibaldone” i testi dei provvedimenti in entrata e in uscita dal Consiglio dei ministri. «Mi sconvolse il fatto che potesse entrare in Cdm – si legge nel post – perché un testo mal scritto, senza copertura finanziaria, con frasi di dubbia ortodossia al drafting legislativo. Dissi ai miei colleghi “ma sono pazzi a far entrare un testo del genere”? Insomma, oggi lo rileggo dopo aver osservato bene il testo che ha mostrato Di Maio. E scopro che quella frasetta sottolineata da Di Maio e che tanto scandalo ha suscitato, con tanto di manine manipolatorie, care amiche e cari amici, quella frasetta già c’era nella bozza di decreto legge fiscale del 13 ottobre». Ignoranza degli atti o cattiva fede. Siamo davanti a un vicepremier Pinocchio e “sparaballe” o a un politico ignorante che non sa leggere l’articolato di un disegno di legge. E che ha uno staff un po’ troppo distratto.