Anche Tria angosciato dallo spread: “Non possiamo tenerlo così alto a lungo”

Le Borse europee chiudono in rosso la seduta odierna di scambi, dopo un tentativo di recupero in avvio. La risalita dello spread, arrivato a superare i 320 punti e l’andamento negativo di Wall Street, appesantita dalle tensioni dei fatti di cronaca e dal calo degli indici tecnologici, hanno spinto al ribasso i mercati del Vecchio continente che hanno accumulato perdite dallo 0,28% di Bruxelles allo 0,73% di Francoforte. Unica in controtendenza Londra, che ha chiuso con un progresso dello 0,11%. Piazza Affari è la peggiore tra le consorelle: l’indice Ftse Mib arretra dell’1,69%, l’All Share cede l’1,57%. A soffrire maggiormente, i titoli bancari che accumulano perdite fino ad oltre quattro punti e mezzo percentuali.

“Per ora non ci sono motivi per cambiare manovra perché pensiamo che sia corretta”, commenta ì il ministro dell’Economia Giovanni Tria nel corso della registrazione della trasmissione ‘Porta a Porta’.  Ma ammette: “Lo spread sopra i 300 punti non è una febbre a 40 ma neanche 37, ma è un livello che non possiamo tenere così troppo a lungo”. Secondo Tria, infatti, “uno spread alto pone un problema al sistema bancario”.  ”Ci saranno gli stress test il prossimo mese”, spiega, ”lì si vedrà situazione e vedremo come intervenire”.

E la Ue? Per il ministro, ha fatto valutazioni troppo superficiali: ”Il problema non è il deficit ma l’incertezza politica di dove il governo va a finire e questo porta il governo a ribadire che restiamo nell’euro”, dice a Vespa. ”Non è che se il deficit va al 2% qualcosa cambia”, osserva Tria insistendo sul fatto che ”per riportare lo spread a livelli normali non serve abbassare il deficit”. Inoltre, sottolinea il ministro, ”il profilo del deficit, al di là delle regole europee esistenti, da un punto di vista economico non può mettere in discussione il debito”.

”È la prima volta” che la Commissione Ue boccia una manovra ”da quando esiste questa giunta di regole denominate Fiscal compact”, chiarisce il ministro dell’Economia. Nelle prime due decadi circa dall’introduzione dell’euro ”le regole sono state molto spesso violate, per primi da Germania e Francia, e non sono neanche state condannare, e poi ci sono state varie procedure di infrazione”, ha aggiunto.