Alla faccia dell’integrazione: «Non porti il velo, peccatrice»: tra 4 islamici finisce a coltellate

«nOn porti il velo: vivi nel peccato»: è bastata una frase così per far degenerare una provocazione in rissa finita nel sangue.  per fortuna non c’è scappato il morto, ma, forse, solo per un puro, fortuito caso… Eccola, allora, l’altra faccia dell’immigrazione. Ecco quali sono, sempre più spesso, i risvolti di una integrazione mai realmente raggiunta (e forse mai neppure perseguita in moltissimi casi): l’ultimo episodio di cronaca si è registrato nella periferia milanese – non al Cairo – una sorta di “Molenbeck” – in questo caso “lombarda” – come ce ne sono tante nelle nostre città, in cui interi quartieri lontani dal centro sono ormai degradate banlieu, presidio di comunità di immigrati, clandestini, abusivi, che delinquono e controllano il territorio e che spesso si fronteggiano tra loro. Sono porti franchi delle nostre metropoli dove, improvvisamente, da una strada all’altra, da una piazza a un crocevia, si abbandona il Belpaese e ci si addentra in un suk. Ebbene è proprio in uno scenario come questo che la notte scorsa un saluto si è trasformato in una provocazione: la provocazione è diventata rissa, tra i duellanti è spuntato un coltello e la rissa è finita in ospedale.

«Non porti il velo»: una frase e scatta la rissa

Un accenno che suona come un insulto e che non finisce nel vuoto, anzi: il battibecco induce uno dei 4 islamici protagonisti e vittime della vicenda a estrarre una lama all’improvviso. «Con te non parlo perché non porti il velo e vivi nel peccato»: è questa la frase incriminata rivolta a una donna italiana, compagna di un egiziano di venticinque anni dal quale aspetta un bimbo, che sabato sera ha scatenato un putiferio davanti uno stabile di periferia a Milano, forse ennesimo episodio di incomprensioni e tensioni che si trascinano da tempo. I quattro protagonisti della vicenda, tutti egiziani, sono rimasti feriti non gravemente e poi sono stati arrestati dai carabinieri. E allora, come scrive il Messaggero tra i primi a riportare la notizia, «tutto comincia attorno alle 21.30 davanti al portone di uno stabile in via Crespi, una traversa di viale Monza. La causa, da una prima ricostruzione, sarebbe stata l’“accusa” di non indossare il velo che il custode, 32 anni, ora in ospedale in osservazione, avrebbe rivolto alla donna, 34 anni, mentre stava rincasando con il fidanzato. Il quale, da quanto riferito, avrebbe reagito con calci e pugni e poi il coltello, con il risultato che pure suo fratello e un amico del portinaio, intervenuti nella discussione, sono rimasti feriti».

Un fatto di cronaca, un caso politico

Eppure, nel palazzo dove serpeggiano veleni e dove le ricostruzioni di quanto accaduto divergono a dir poco a seconda di chi le racconta, c’è anche chi sostiene quanto riportato sempre la quotidiano capitolino, ossia che «la donna, con un lavoro saltuario come domestica» e che «risulta avere piccoli precedenti per violenza e resistenza», potrebbe essersi inventata la provocazione del velo degenerata e finita a coltellate. Resta comunque il fatto, qualunque sia il motivo, che  la giovane e il fidanzato (ha precedenti per evasione, resistenza e violenza a pubblico ufficiali e lesioni), dopo la rissa sono stati medicati all’ospedale di Sesto San Giovanni, mentre il custode del condominio è stato ricoverato al Fatebenefratelli dove tutt’ora si trova in osservazione per tre ferite da arma da taglio al torace e all’addome, mentre l’amico con una ferita lieve al volto è finito al Policlinico da dove è stato dimesso. E il fatto di cronaca, diventa un caso politico, specie dopo le dichiarazioni rilasciate a riguardo dalla consigliera comunale e regionale del gruppo misto Silvia Sardone, che ha tuonato: quanto accaduto è la prova «che l’integrazione non esiste». E infine: «Tra violenze e atteggiamenti da Islam radicale – riporta il Messaggero – questa zona tra viale Monza e via Padova continua a essere un ghetto di violenza e degrado. Sarebbe interessante ascoltare gli esponenti della sinistra sempre pronti a glorificare l’integrazione senza accorgersi che nei fatti non esiste e le periferie soffrono di quest’immigrazione senza freni. Mentre Riccardo De Corato, assessore a Sicurezza, immigrazione e polizia locale del Pirellone ed ex vicesindaco sottolinea che «a Milano e Lombardia le violenze ai danni di donne di religione islamica sono all’ordine del giorno e la cosa più grave è che tutto questo succede nel totale silenzio delle femministe e della sinistra»…