Alitalia, il niet di Luthansa al nuovo governo: non saremo co-investitori

Arriva una tripla bocciatura sul progetto di ristrutturazione di Alitalia firmato dal nuovo governo Conte. Da Lufthansa che aveva sempre spiegato di essere interessata solo ad una nuova compagnia ristrutturata e non da ristrutturare. Dall’Acri, l’organismo dell’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio che si ribella all’idea che Cassa Depositi e Prestiti metta soldi in Alitalia. E dall’ex-amministratore delegato (renziano) di Ferrovie, Renato Mazzoncini che, però, potrebbe avere le sue ragioni (politiche) ad affondare il progetto del nuovo governo visto che l’estate scorsa è stato cacciato utilizzando lo spoil system dopo essere stato rinviato a giudizio con l’accusa di truffa a favore della Regione Umbria nell’ambito dell’inchiesta sulla ripartizione del Fondo Nazionale Trasporti tra le Regioni poiché accusato di irregolarità nell’aggiornamento della Banca dati dell’Osservatorio Trasporto Pubblico Locale del Ministero dei Trasporti.

La vera bocciatura è senz’altro quella di Lufthansa declinata, nel corso della presentazione agli analisti dei conti del terzo trimestre del vettore tedesco, dal Ceo Carsten SpohrLufthansa, avverte il manager, non intende essere «co-investitore» con il governo italiano nella ristrutturazione di Alitalia.
La posizione del colosso tedesco condivisa da Spohr con gli analisti è netta: «non saremo co-investitori con il governo in un vettore aereo in ristrutturazione».
Con Alitalia, aggiunge Spohr, «possiamo immaginare una partnership di natura commerciale» ma «non siamo intenzionati a considerare un investimento con lo Stato italiano».

A questo “no”, che non appare, al momento, negoziabile, si somma il no fermissimo dell’ottantaquattrenne democristiano di ferro Giuseppe Guzzetti che dalla sua storica poltrona di presidente dell’Acri – 18 anni al comando – ribadisce con forza, mettendosi di traverso, la sua posizione su Alitalia, inconciliabile con quella del governo Lega-Cinque Stelle: «l’ho detto e lo ripeto, è diventato un ritornello e sul punto siamo rigidissimi: in Alitalia la Cassa depositi e prestiti non deve mettere un euro per nessuna ragione. Siccome sono votazioni con maggioranza qualificata, il sistema delle fondazioni – avverte – mi ha già dato mandato di dire che noi non voteremo investimenti» nella compagnia aerea.

Fa un ragionamento manageriale e finanziario, invece, l’ex-Ad di Ferrovie, fortissimamente voluto da Renzi, fedelmente confermato da Gentiloni e subito dopo cacciato da Conte, il quale avverte che l’acquisizione di Alitalia potrebbe rappresentare «una prospettiva oggettivamente pericolosa per Fs» al punto di poterne mettere in difficoltà i conti attualmente positivi.

Mazzoncini sceglie, ovviamente, Repubblica – divenuto lo sfogatoio del centrosinistra in rotta – per mettere i bastoni fra le ruote al progetto Alitalia del nuovo governo verde-giallo.
Ammette che «Trenitalia evidentemente ha interesse ad integrare la propria offerta con tutte le compagnie aeree che portano i turisti in Italia» e, in quest’ottica, «l’accordo con Alitalia è certamente importante», ma, aggiunge, «non deve essere in esclusiva, considerando soprattutto che la maggior parte dei turisti arriva da noi con altre linee aeree».

Mazzoncini – che si dice «curioso di vedere quale posizione prenderà l’Antitrust di fronte ad un eventuale accordo» – sottolinea come sia opportuno «evitare, con l’acquisizione di Alitalia, di compromettere a livello di collegamenti nazionali, quella concorrenza tra treno e aereo fortemente richiesta ed ormai acquisita dai cittadini».

Sul fronte conti l’ex-Ad ricorda che Fs «ha una posizione finanziaria netta, quindi un debito, di 6,6 miliardi, cifra certamente gestibile se il gruppo continua a macinare profitti e se il costo del debito non aumenta troppo. Ma per acquistare i treni regionali Trenitalia – sostiene Mazzoncini – dovrà spendere tra 2019 e 2023, circa 6 miliardi e un altro miliardo e mezzo occorrerà nei prossimi anni per la sostituzione dei vecchi Frecciarossa. Inoltre, è presumibile un bisogno di cassa di alcune centinaia di milioni per la stessa Alitalia. Sarà quindi necessario emettere nuovi bond».
E – conclude l’ex-manager confermato da Renzi e cacciato dal governo Conte, «il rischio, che vedo fin troppo concreto, è che se Fs acquistasse una quota di maggioranza di Alitalia, vedrebbe peggiorare drasticamente tutti gli indicatori del proprio bilancio di gruppo, bruciando anni di lavoro e di notevoli sacrifici interni».