Addio ad Aznavour, cantante e poeta, comunista pentito che odiava Stalin

lunedì 1 ottobre 15:05 - DI Leo Malaspina

“Ho conosciuto le catene, ho conosciuto le piaghe, ho conosciuto l’odio, ho conosciuto la frusta, ho conosciuto l’ingiuria, la sete e la fame, ho conosciuto la feroce paura del domani…”, era scritto nel testo della canzone J’ai connu, nella quale Charles Aznavour denunciava la persecuzione della sua famiglia armena e il genocidio di quel popolo per mano dei turchi. Il cantante poeta, lo “chansonnier”, famoso in Italia per il pezzo “Com’è triste Venezia”, ma star internazionale grazie ai 300 milioni di dischi venduti nel mondo, si è spento la scorsa notte all’età di 44 anni. Aznavour si è spento nella sua casa delle Alpilles, nel sud della Francia, dove si era ritirato dopo avere cancellato i concerti estivi a causa di una caduta che gli aveva procurato una frattura al braccio. Francese di origine armena, Aznavour cantava in sei lingue e girava il mondo in lungo e largo con i suoi concerti.

“Fai della tua vita un’avventura, sorprendi gli uomini e le donne intorno a te, con umiltà, gentilezza, semplicità”, era il motto di Charles Aznavour, che meglio lo rappresentava. Voce unica, artista generoso, con la sua voce inconfondibile, tanto da meritare il soprannome di Charles Aznavoice, ha incantato milioni di spettatori in 94 paesi, portando in scena un repertorio impressionate di 1.200 canzoni e 294 album. I suoi sono numeri da record e, nonostante Aznavour preferisse all’appellativo ‘star’ quello più composto di ‘artigiano’, i risultati restano eccezionali: 300 milioni di dischi venduti nel mondo e 80 film all’attivo. Settant’anni di lunga e onorata carriera che fino agli ultimi mesi della sua vita lo hanno portato a tenere concerti in tutto il mondo, macinando sold out a tutte le latitudini, da Amsterdam a Dubai, da Praga a Tokyo, da Monaco a Roma.

Nato a Parigi nel 1924 da immigrati di origine armena, Shahnour Vaghinagh Aznavourian, in arte Charles Aznavour, debuttò a teatro come attore di prosa. Nel dopoguerra, grazie a Edith Piaf che lo portò in tournée in Francia e negli Stati Uniti, si mise in luce come cantautore. Ma il riconoscimento mondiale arrivò nel 1956 all’Olympia di Parigi con la canzone Sur ma vie: uno strepitoso successo che gli permise di entrare nella storia degli chansonnier francesi. Il fatto che Aznavour cantasse in sette lingue gli ha consentito di esibirsi in tutto il mondo divenendo ovunque famosissimo. Si è esibito alla Carnegie Hall e nei maggiori teatri del mondo, duettando con star internazionali come Nana Mouskouri, Liza Minnelli, Sumiva Moreno, Compay Segundo, Céline Dion e, in Italia, con Mia Martini e Laura Pausini. In Italia, inoltre, per quasi tutte le versioni italiane delle sue canzoni ha collaborato con il grande autore e paroliere Giorgio Calabrese, scomparso nel 2016. All’estero le sue canzoni sono state spesso reinterpretate da numerosi artisti come Elton John, Bob Dylan, Sting, Placido Domingo, Céline Dion, Julio Iglesias, Edith Piaf, Liza Minnelli, Sammy Davis Jr, Ray Charles, Elvis Costello e moltissimi altri. Il suo impegno come cantautore non gli ha impedito di battersi da sempre per la causa armena, con un’intensa attività diplomatica che gli è valsa la nomina di Ambasciatore d’Armenia in Svizzera.

In politica ricordava il suo passato da comunista, “pentito”, però. «Ho cantato per Giscard D’Estaing e per Mitterand ma io non parteggio per nessuno: il mio mestiere è soltanto fare il cantante». Amava Charles De Gaulle: «Ha fatto di tutto per la Francia ma in giro è più facile trovare un busto di Lenin piuttosto che una sua effige. Questa me l’ha regalata il mio macellaio. Sono nato in una famiglia comunista ma sono rimasto agghiacciato da Stalin…», disse in una recente intervista. “L’Armenia è la mia patria lontana, io non sono un armeno di Francia ma un francese di origini armene. Questo paese ha vissuto grandi problemi, il genocidio poi il comunismo. Anche se in realtà era lo stalinismo e il sovietismo”. E in Italia? Simpatizzava per il Cavaliere. «Venne a trovarmi in camerino a Milano. Sono stato io a dirgli, se avessi saputo le avrei chiesto di cantare con me. Un peccato non farlo. E avremmo dovuto registrarlo. Mi diverte Silvio, è un matto interessante».

Commenti

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  • cipripedium@gmail.com 2 ottobre 2018

    Morto giovane, però!

  • algugli@hotmail.it 2 ottobre 2018

    Grande uomo, Che Dio ti abbia in gloria.