A un mese dalla scomparsa, Guido Ceronetti un “reazionario” postmoderno

Riceviamo da Mario Bozzi Sentieri e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Ad un mese dalla sua scomparsa (13 settembre 2018)  ecco arrivare la prima, corposa celebrazione quasi-postuma di Guido Ceronetti, con un numero speciale di “Cartevive”, edito in occasione dei suoi 90 anni. La pubblicazione della Biblioteca Cantonale di Lugano è in realtà il catalogo della mostra “Per le strade di Guido Ceronetti”, organizzata dalla biblioteca svizzera dal 4 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018, a cura di Diana Rüesch e Karin Stefanski, con l’intento di celebrare la vita e l’attività dello scrittore, attraverso i documenti del Fondo Ceronetti, acquisito nel 1994. Un “fondo senza fondo” come lo definì Ceronetti, che è in buona compagnia, visto che l’Archivio della Biblioteca Cantonale di Lugano raccoglie altri autori non meno significativi per la nostra cultura nazionale: da Prezzolini a Flaiano, da Francesco Chiesa a Giuseppe Zoppi, da Tomizza a Emanuelli.

La rivista-catalogo “Cartevive” offre una dettagliata “fotografia” delle dieci sezioni in cui è stata divisa la mostra (alimentazione, ambiente, cinema, cronaca nera, donna, guerra, lingua italiana, morte, religione, viaggio) con le relative 262 schede di approfondimento, insieme a due articoli su “Guido Ceronetti e il teatro” (Manuela Camponovo) e “Guido Ceronetti giornalista” (Bruno Quaranta). 

La mostra conferma l’originalità dell’intellettuale ed il suo anticonformismo. Collaboratore dal 1972 del quotidiano “La Stampa”, Ceronetti ne interpreta l’anima “reazionaria”, riconoscendosi affine a Joseph De Maistre e alle sue notti o veglie di Pietroburgo e nemico del Terrore della Rivoluzione francese, contrario all’Attualità, fato e malattia dei quotidiani, ed ammiratore del Cioran  misantropo appassionato, fino alla scoperta tardiva di Céline e del  suo Voyage , “bibbia della rivolta argotica impotente e dell’irrisione senza fine dello sforzo umano”.

Il Ceronetti  delle antistoriche marionette, il “rabdomante – come scrive Manuela Camponovo – di tragedie, di lacrime e sangue”, impegnato a portare scompiglio e sorpresa tra le folle frettolose e distratte,   il  difensore della Luna (sua l’originale reprimenda contro l’invasione lunare degli Anni Settanta, pubblicata, non a caso, nel 1971, dalle “reazionarie” edizioni Rusconi), l’artista  dei collages e delle cartoline novecentesche, delle fotografie in bianco e nero e dei ricordi d’infanzia (tra carillon, giostre, clown, maschere, bambole, ombrelli e ventagli) nel rivendicare la sua vita “inattuale”, in realtà ci consegna la sua eterna attualità, postmoderna ed intramontabile. Un intellettuale, Ceronetti,  da non dimenticare, ma da “rivendicare” con orgoglio.