2 Agosto, “Repubblica” monta il caso-Fiore. E il leader di Fn scrive al premier

giovedì 11 ottobre 12:48 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Lungi dal voler dar ragione a Luigi Di Mario nel suo eterno polemizzare coi giornalisti, si fa fatica, però, a pensare che non abbia almeno qualche ragione, sfogliando le pubblicazioni del gruppo L’Espresso. L’edizione locale de La Repubblica di stamane recita: «La Corte cerca Fiore. È irreperibile. Sabato era in piazza». Quale altra idea si potranno mai fare i lettori, se non quella di un sistema giudiziario farraginoso che, sopra a tutto nei processi delicati ad alto contenuto politico, s’incaglia nelle piccole cose, magari a causa di chissà quali oscuri ostacoli e in cui alcuni dei “protagonisti” o “candidati” a essere tali possono sfuggire ai giudici, anche quando circolano per le strade alla luce del sole? Ovviamente, nulla di tutto ciò è successo mercoledì mattina, al processo per la strage del 2 agosto ’80 a carico di Gilberto Cavallini. Pur non essendo esattamente una macchina ben oliata, il Tribunale di Bologna, in questo caso, non ha manifestato alcuna deficienza. Molto più semplicemente, sono stati gli avvocati di parte civile – che rappresentano una parte importante nel dibattimento, ma non costituiscono certo un pubblico potere – a denunciare la propria incapacità a reperire l’indirizzo di Roberto Fiore e di altri due soggetti che vorrebbe portare a testimoniare nel processo. Non riuscendoci – e non potendo (ci mancherebbe altro!) usufruire a piacimento dei poteri della polizia giudiziaria – gli stessi avvocati, per voce di Andrea Speranzoni, hanno chiesto aiuto alla Cancelleria del Tribunale, ottenendo dal presidente della Corte, Michele Leoni, la massima disponibilità. Perché, allora, sollevare un caso? Perché “titolare” con uno “stile” che parrebbe voler raffigurare il leader di Forza nuova e un tempo di Terza posizione quasi un fuggiasco? Fiore è ben consapevole di essere stato convocato e proprio sabato scorso, in un comizio a Bologna, ha ricordato come, nei precedenti processi, lui sia stato riconosciuto vittima di depistaggi e come, in svariate cause, abbia visto riconoscere le sue ragioni per le molteplici diffamazioni di cui è stato vittima, con tanto di lauti risarcimenti ottenuti, proprio in merito alla strage alla stazione: è colpa sua – di Fiore – se i fiduciari dell’Associazione familiari delle vittime non sono in grado di spedire correttamente una raccomandata? Semmai, questa incapacità di trovare l’indirizzo corretto di un segretario nazionale di partito tradisce, semmai, le non eccelse capacità investigative di chi avrebbe niente meno che la pretesa di aver scoperto tutti i misteri che ancora gravano sulle vicende terroristiche italiane. Ma tant’è… Comunque sia, se la preoccupazione – de La Repubblica o di altri -è quella di vedere Fiore al banco dei testimoni, oggi è lui stesso a confermare di volersi presentare al più presto – sempre che gli comunichino cortesemente data e ora di convocazione -, annunciando anche di voler cogliere, da leader nazionale di un movimento politico, l’invito rivolto a tutte le parti processuali dal presidente Leoni circa gli eventuali documenti ancora coperti da “segreto di Stato” sul 2 agosto. Con una lettera al premier, Giuseppe Conte, e al presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, Fiore chiede che, se esistono ancora fascicoli non trasmessi all’autorità giudiziaria e nascosti all’opinione pubblica, questi vengano immediatamente consegnati e resi pubblici, al fine di dare maggior senso al processo in corso. E di fascicoli ancora riservati, ne dovrebbero esistere – dice Fiore al Secolo d’Italia -, se è vero come è vero che Gero Grassi, parlamentare del Pd ed ex-componente della “Commissione Moro” presieduta da Giuseppe Fioroni, insiste nel dire, anche in video che chiunque può vedere su YouTube, che ne esisterebbero ancora più d’uno sul misterioso “Lodo Moro”, il patto che sarebbe alla radice della così detta “pista palestinese”.

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