Talassemia, emergenza sangue in Campania: il difensore civico accusa De Luca

mercoledì 26 settembre 16:26 - DI Redazione

L’emergenza, al Cardarelli, il più grande e affollato ospedale del Sud, è infinita quando si parla di sangue, trasfusioni, assistenza ai malati di talassemia. E il commissario regionale alla sanità campana, il governatore Vincenzo De Luca, non ha certo migliorato la situazione, come denuncia il Difensore Civico della Campania Giuseppe Fortunato. Nella sua relazione, in qualità di  garante del diritto alla salute della Campania, denuncia le gravi carenze nella terapia dei pazienti talassemici presso l’ospedale Cardarelli di Napoli con cifre e statistiche alla mano.

“La talassemia è una malattia genetica del sangue, particolarmente diffusa nel bacino mediterraneo. Decine di anni fa dava poche speranze in termini di prospettiva e qualità di vita. Oggi, nel corso del tempo, la situazione è mutata quasi radicalmente. I talassemici superano anche i 60 anni circa di età, ma la ricerca e le aspettative di vita crescono insieme a loro…”, spiega nel suo incipit l’avvocato Fortunato, che poi passa alla parte critica, partendo da un dato di fatto: “Il Cardarelli, il più grande ospedale del Meridione, segue i talassemici dagli anni ’70, diventando un centro che si potrebbe definire di eccellenza. Presso tale Azienda ospedaliera sono attualmente seguiti circa 250 pazienti che trasfondono”.

Dal 2017, tra aprile e maggio, la situazione comincia però a cambiare. In peggio. “In modo saltuario prima e cronico poi, i pazienti presso il Cardarelli (responsabile dott. Aldo Filosa) e presso la Seconda Università (responsabile dott. Silverio Perrotta), cominciano a ricevere molto meno sangue di quanto richiesto e programmato 15 gg prima, circa, dal reparto. Talora ricevono una unità (sacca) e talora due, poi quasi sempre una (agosto) e poi moltissimi vengono giornalmente rinviati a casa senza alcuna unità di sangue. La criticità è evidente per il gruppo 0 (donatore universale e dunque utilizzabile per altri gruppi, in interventi, incidenti etc) ma coinvolge talora anche i gruppi A e B”.

Nel mese di settembre – denuncia il garante della sanità campania – la situazione diventa drammatica. “Le due indispensabili sacche quotidiane non vengono quasi mai somministrate. L’emergenza  prosegue immutata per un mese circa per poi gradualmente scemare. Durante l’inverno in genere una sacca è garantita ma, per il gruppo 0, due quasi mai. In diverse occasioni, a singhiozzo, i talassemici vengono rinviati a casa. Verso marzo l’emergenza riprende e si aggrava progressivamente, migliora nei 10 gg che precedono l’incontro del 17 luglio a Roma al Centro nazionale sangue voluto dal Ministero, e poi si riaggrava progressivamente fino ad agosto ed al corrente settembre 2018 quando la situazione, specie per lo zero, è quasi sovrapponibile all’anno precedente (un giorno risultavano 18 rinviati, tra pregressi e della giornata). In questi giorni siamo ora alla somministrazione di una unità, nuovamente. La situazione ormai non rispetta il protocollo terapeutico con conseguenze pesantissime sulla salute dei talassemici.

I talassemici non sanno che fare. Alcuni che stavano conducendo una vita quasi normale  percepiscono fortemente la loro condizione di handicap e si rivolgono al Difensore Civico. Da novembre 2017  i talassemici campani riescono a trovare un solo valido interlocutore in un’Associazione dell’Emilia Romagna. Secondo Fortunato,  i responsabili della rete sangue regionale non hanno risposto neppure alle mail del Ministero. “Emergono alibi assurdi: tipo che non c’è cultura di donazione in Campania (ma solo dal 2017?), che sono cambiati i protocolli di sicurezza di prelevamento del sangue e dunque molti centri prelevatori hanno chiuso, altri hanno faticato ad adeguarsi ed è più difficile prelevare il sangue e fidelizzare il donatore”.

Il Difensore Civico e Garante del diritto alla salute chiede di attuare meccanismi per fidelizzare il donatore di sangue e di varare un piano di programmazione sangue per i talassemici anche con compensazioni internazionali dove c’è abbondanza di sangue.  Nessun alibi, solo in Campania – dice Fortunato – la situazione per i talassemici è così grave.

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