Nuovo delirio degli antagonisti: “Non aprite quel negozio, è fascista”

Al grido di “quel negozio finanzia il fascismo, non lo vogliamo nella nostra città” il gruppo Vigevano Antifascista si accanisce  contro l’apertura di uno store in via del Popolo del marchio Pivert, di proprietà di un imprenditore romano di CasaPound. Non è la prima volta che il brand commerciale, non certo una pericolosa centrale politica, è vittima di aggressioni sui social e contestazioni da parte di antagonisti e centri sociali.

“Non aprite quel negozio, è fascista”

Da giorni nella cittadina lombarda circolano volantini di denuncia della novità imprenditoriale che produce capi di abbigliamento casual, nata circa un anno fa con sette punti vendita nel centro Italia. “Quel negozio finanzia il fascismo, non lo vogliamo nella nostra città. Pivert è direttamente riconducibile al movimento politico neofascista Casapound”, si legge. Un’azienda come tante altre che sul web gli antifà hanno ribattezzato con disprezzo “la linea di vestiti firmata Casapound”.  Così nel mirino dei nostalgici dell’antifascismo finisce il titolare del marchio, Francesco Polacchi, che spiega: «Stiamo sviluppando il nostro business aprendo dei negozi. Ho letto il volantino, e ci sono gli estremi per diffamazione: è vero, io sono un dirigente di CasapPound e ho iniziato facendo parte del blocco studentesco Casapound. Al di là della politica, nella vita ho deciso di fare l’imprenditore. Non è che se uno è di Casapound non possa lavorare. Dove sono le tanto sbandierate libertà, le libertà di espressione e così via? Ritengo che questo atteggiamento sia da stigmatizzare, e invito anche il sindaco a partecipare sabato all’inaugurazione del negozio». Nei capi di abbigliamento non c’è nessun messaggio politico, «e non ne vogliamo trasmettere», aggiunge Polacchi, anche se lo stile casual si rivolge a un preciso target generazionale.