La ridiscesa in campo di Berlusconi: «Alle europee ci sarò. Salvini ha esagerato»

«Io candidato alle europee? Penso di sì, è ciò che mi chiedono tutti. E poi, se dobbiamo salvare l’Italia, bisogna cominciare a fare le cose sul serio». Al termine della kermesse azzurra di Fiuggi Silvio Berlusconi è tornato a parlare dell’alleanza del centrodestra, senza risparmiare stoccate al governo gialloverde e al compagno di coalizione Salvini. L’annuncio ufficiale del Cav è arrivato all’uscita del Grand Hotel Palazzo della Fonte in una breve risposta ai cronisti. D’altra parte, fiume in piena sul palco, il capo di Forza Italia lo aveva già detto. «Sarò in campo alle prossime elezioni per salvare anche io il paese che amo. Dobbiamo aprirci a quegli altri italiani che in definitiva la pensano come noi e questa volta sono rimasti a casa o hanno espresso un voto di protesta. Dobbiamo ritornare ad avere un voto importante e che faccia ancora di noi la prima forza politica in Italia».

Nel corso dell’intervento del leader azzurro a chiusura della tre giorni organizzata da Antonio Tajani, Berlusconi ha sottolineato come il vertice del centrodestra a Palazzo Grazioli «ha confermato che la coalizione è definitiva per tutti e tre i partiti». Ha anche sottolineato: «Salvini ha delle uscite che non sono gradevoli e accettabili da parte nostra. Forse deve tentare di non far scoppiare un diverbio assoluto con i Cinque Stelle, quel diverbio che noi auspichiamo anche presto».

«Ci troviamo a fare i conti con questo governo dove ci sono due squadre – ha detto Berlusconi – una, quella della Lega, che si è presentata agli elettori con un programma scritto al 95 per cento da noi, e l’altra, il M5S che si sta rivelando come un erede della peggiore sinistra del Novecento». Il leader azzurro ha parlato del Movimento come di un «nemico dello sviluppo, delle imprese, delle infrastrutture, ferocemente giustizialista, propenso a un ritorno delle nazionalizzazioni, critico in modo assoluto nei confronti della Ue». Quindi ha rincarato la dose: «Il decreto dignità non ha niente di dignitoso. Ha rivelato che questo governo, e soprattutto i 5 Stelle, sono nemici delle imprese e del mercato».

Berlusconi contro Casalino

L’ex Cav non ha risparmiato poi un attacco a Rocco Casalino dopo l’audio in cui ha minacciato i tecnici del ministero dell’Economia. «Francamente in una democrazia con le regole consuete il signor Casalino dovrebbe starne fuori con la valigia in mano – ha osservato Berlusconi – Oltre a offendere i funzionari del ministero ha minacciato il loro allontanamento ove non trovassero i soldi» per il reddito di cittadinanza. Sul fronte manovra, che il governo si prepara a varare, il Cav è stato netto: «Se con la legge di bilancio prossima dovessero introdurre un aumento del deficit rispetto a quanto concordato con l’Europa le agenzie di rating ci declasserebbero» e «sarebbe un disastro. Purtroppo quello che io ho sentito dalla Bce è che questo rischio è molto elevato». In particolare, Berlusconi ha pungolato la Lega, chiedendo al Carroccio di «dimostrarsi coerente con gli impegni elettorali del centrodestra» e in particolare di allargare la platea dei destinatari della flat tax. «La flat tax – si legge nel testo del discorso dell’ex premier, consegnato alla stampa – non può riguardare solo alcuni e non altri, solo determinate categorie o soglie di reddito. Non può neppure prevedere aliquote diverse, altrimenti non è una flat tax, una tassa piatta, viene meno la logica stessa di questo tipo di imposizione».

«In nessun paese al mondo – ha detto ancora il leader di Forza Italia – si chiama flat tax uno strumento fiscale che non riguardi tutti i contribuenti, e che non venga applicata a tutti con la stessa aliquota. Su questo il nostro impegno con gli elettori è stato ed è chiarissimo». Nel corso del suo intervento l’ex premier ha preferito andare a braccio. Ma nel testo per la stampa, sul tema della manovra, ha spiegato: «Se si deve usare il deficit lo si usi per qualche cosa di serio che crei ricchezza, che crei lavoro. La risposta del vicepremier grillino è caratteristica del loro dilettantismo: chiedere al Tesoro più soldi e – di fronte alle resistenze del ministro Tria che non vorrebbe sfasciare i conti pubblici – minacciare di cacciarlo. Trattano il ministero dell’Economia come un bancomat da cui prendere i denari di cui hanno bisogno per finanziare le loro promesse elettorali».