Coniugi rapinati in villa, il cerchio si stringe intorno alle belve: in un video i loro volti

Feroci, predatori assatanate bramosi di denaro e di sangue: il ritratto delle personalità degli autori della rapina all’arancia meccanica messa a segno nella villa dei coniugi Carlo Martelli e Niva Bazzan, a Carminiello di Lanciano, in provincia di Chieti è stato delineato da subito dai racconti dell’orrore vissuto resi dalle stesse vittime che a quell’orrore sono miracolosamente riusciti a sopravvivere; per l’identikit dei tratti somatici delle belve autori della rapina, invece, potrebbe esserci la svolta: non a caso, tra gli altri siti che riportano la notizia, quello del Messaggero fa sapere che la banda potrebbe avere le ore contate. Il cerchio di stringe: un video, infatti, in possesso degli inquirenti al lavoro sul drammatico caso, immortalerebbe i volti dei rapinatori…

Coniugi derubati e torturati in villa a Chieti: i rapinatori hanno le ore contate

Rapinatori feroci, la cui brutalità emerge ad ogni nuovo dettaglio che trapela dalle testimonianze dei coniugi torturati: «A ogni domanda mi dava un cazzotto. Poi ha tagliato l’orecchio di mia moglie e non ho capito più niente. Ero convinto che c’avrebbero ammazzato tutti e due», è la drammatica testimonianza di Carlo Martelli; «è stato il più cattivo dei quattro a tagliarmi l’orecchio, quello che parlava bene l’italiano, non ha avuto nessuna pietà, era molto arrabbiato, continuava a chiedere della cassaforte, diceva che loro sapevano tutto di noi», ha rincalzato la moglie, Niva Bazzan, chiudendo il suo drammatico discorso riportato per filo e per segno da il Giornale, e con quelle urla che ancora le risuonano nelle orecchie: «Vi uccido, vi uccido, continuava a dire. In mano aveva un coltello affilatissimo con la lama a mezzaluna e il manico di legno. Lo ricordo bene, purtroppo…». Così come indelebile resterà il segno fisico degli oltraggi e delle violenze subite nella notte tra sabato e domenica, quando quattro, forse cinque uomini incappucciati e con il volto travisato, hanno fatto irruzione nell’abitazione della coppia: a partire dal lobo dell’orecchio destro tagliato da un momento all’altro alla donna e ostentato come uno scalpo da mostrare a intimidatorio esempio. E ancora: «Sono stato massacrato, poi sbattuto a terra e legato mani e piedi tipo incaprettatura – ha detto il chirurgo cardiovascolare in pensione in un’intervista al Tg1 dall’ospedale in cui è ricoverato e ripreso dal quotidiano diretto da Sallusti –. Mia moglie è stata presa e portata via, l’hanno legata. Mi dicevano o ci dice dove sta la cassaforte o la tagliamo a pezzi”», ha raccontato il medico.

La svolta dall’analisi delle immagini delle telecamere pubbliche e di privati

Poi, come noto, si sono poi fatti consegnare bancomat e carte di credito prima di mettere a soqquadro la stanza del figlio della coppia, senza fare del male anche lui: ecco, questa è stata l’unica supplica dei due coniugi accolta dalla efferata banda, a quanto pare, composta da un italiano e altri tre, forse dell’Est, che probabilmente hanno già compiuto almeno altre sei rapine simili. E ora, quelle fantomatiche figure, acquisiscono un volto e forse a breve avranno anche dei nomi: grazie a fondamentali immagini di telecamere pubbliche e di privati che le hanno messe a disposizioni del pool inquirente,. Come riporta infatti il sito del Messaggero in queste ore, «dopo il vertice di ieri in procura, coordinato dal procuratore capo Mirvana Di Serio, l’intera inchiesta è focalizzata sulla visione di quasi 30 filmati delle telecamere pubbliche e private su cui si concentra una speciale squadra investigativa. Sono molti gli uomini, diretti dalla Mobile di Chieti, impegnati a scandagliare i filmati presi dalle banche, quelle del Comune di Lanciano, in accesso e uscita in città, non sempre funzionanti, e dei privati». Dunque, la è caccia all’uomo da parte della Questura di Chieti, del Commissariato di Lanciano e della Scientifica, potrebbe essere a una svolta.